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Ricordo del viaggio in Albania del 1992

Filosofia

Maestro Fotografo documentarista geografico dal 1977, oggi Divulgatore Geografico; Filosofo, Sociologo, Antropologo, racconto l'Italia per far conoscere la grande bellezza del più grande giardino emozionale diffuso, patrimonio materiale e immateriale dell'umanità.

Portatore sano di pensiero laterale creativo ritengo il mio lavoro un mondo aperto alle continue suggestioni e conoscenze della vita; una passione e ragion d'essere.
La mia vita è un viaggio avventuroso in cui ho percorso cambiamenti epocali individuali e sociali, anche della fotografia, vivendoli di volta in volta non come crisi di un passato superato, ma come opportunità per una riqualificazione rivolta al futuro.

Il mio progetto da più di quarant'anni, raccolto in Penisolabella è il Grand Tour, dedicato al racconto di Paesaggi Culturali e Sensibili dell'Italia, soprattutto quelli del sud, scrigno nel quale si è conservata la vera identità italiana, non corrotta dal falso sviluppo industriale.

Con il mio progetto etico ed estetico svolgo, racconto e divulgo il Grand Tour, mi dedicandomi, con impegno di cittadinanza attiva, spirito di servizio, senso di responsabilità e dovere, con la mia narrazione visuale, ad alfabetizzare per favorire la costruzione dello spirito di cittadinanza, orgoglio di sentirsi e dirsi italiani; incontrando giovani e cittadinanze, per insegnare a vivere consapevolmente, i territori e luoghi vissuti quotidianamente.

La discontinuità per me non rappresenta interruzione, ma fonte di ozio creativo, di pause estatiche estetiche, sospensioni ricche di significato di suggestioni ed esperienze utili  perché il presente si coniugasse a elementi di ogni tempo - un tempo dilatato e liquido - dove io e il mio lavoro ci muoviamo attraverso la fotografia, l'arte, all'interno della storia dell’arte.

Da quando sono nato, sono stato sempre criticato per la mia lentezza, quando ho seguito gli studi artistici perché contemplativo perché amavo il figurativo; me ne sono fatto persuaso, e fiero di esserlo, ho fatto di queste "criticità" la mia bandiera.

Non ho ricette o soluzioni, ma come uomo per gli altri, sento la necessità alla parresia (diritto dovere di dire la verità) offrendo il mio carisma e i miei talenti come seme creativo; auspico che il mio sguardo di testimone oculare, e la mia opera artistica del racconto visivo dei paesaggi culturali frutto di stratificazioni architettoniche, più o meno armoniose, possano rendere visibile ciò che spesso risulta inosservato o invisibile, stimolando una nuova consapevolezza e percezione visiva, contribuendo a migliorare il senso identitario delle popolazioni alle quali mostro i luoghi vissuti quotidianamente, di cui fanno parte e che li pervadono, di cui sono parte e storia essi stessi. Contribuendo a creare immaginario collettivo.

NON VOGLIO DIMOSTRARE, MA SOLO MOSTRARE BELLEZZA CON BELLEZZA, con spirito di servizio, come contributo al miglioramento “dell’estetica e dell’etica del quotidiano”, della qualità della vita, per un mondo migliore.

NE' RICCO NE' FAMOSO, MA SOLO UTILE E FELICEho scelto uno stile di vita semplice, semplicità volontaria, sobria ed essenziale; niente sprechi, alimentazione frugale, consapevole e felice di esser vivo; la mia dieta è la greca δίαιτα, dìaita, «modo di vivere», stile di vita consapevole, etico-responsabile ed eco-sostenibile, lento, calmo e paziente per nascita e per scelta, mi muovo al ritmo di Kalipé, l'augurio tibetano - Va con passo lento e corto -artista - 5 sensi + 2 mente e cuore -, filosofo, creativo, ascetico, visionario, contemplativo, lavoro con sguardo lento, viaggio in treno, e vivo praticando l'ozio meditativo e creativo e le pause estatiche estetiche.

Dell'architetto ho la forma mentis; la passione per l'architettura e l'urbanistica le ho ereditate da mio padre ingegnere, laureato e grande professionista in architettura e urbanistica.
Come però capita nella vita, non continuai sulla strada della progettazione architettonica preferendo dedicarmi alla fotografia e al ritratto dell'anima delle costruzioni e dei luoghi abitati. 
Ad affascinarmi furono i fotografi Gabriele Basilico, Mario Cresci, Mimmo Jodice.
Così le città non le progetto, ma le ritraggo.
Il mio contributo è un contributo di sguardo.

Dedico ore di lenta esplorazione all’Italiana, bella o brutta, mediocre, sublime metafora della nostra anima profonda, con sguardo fotografico, catturando spazi materici e corrugati, sorprendenti, dove scorrono le nostre vite.
Sezioni di paesaggio, restano una testimonianza cruciale sull’Italia individualista e anti-urbana in continua costruzione, riprese con uno sguardo rispettoso per l’umiltà degli edifici ordinari, della pietas verso le piccole arroganze in stucchi e ferri battuti, di vuoti degli sterrati e dei parcheggi scrostati, in un appassionato amore per la condizione urbana.


Nel 1989 vengo incaricato dall'Assessorato all'Urbanistica Assetto del Territorio e Tutela Ambientale della Regione Lazio, di realizzare la rilevazione fotografica della situazione urbanistica, paesistica e territoriale della regione, nell'ambito dei primi "Piani Paesistici e Territoriali di Coordinamento" (legge Galasso).

Con i miei Viaggi in Italia, Penisolabella, lungo itinerari e in luoghi dimenticati, o peggio sconosciuti, giardino emozionale diffuso, patrimonio materiale e immateriale dell'umanità, racconto le identità materiali ed immateriali, attraverso le mie Visioni figurative impressioniste, che partono dal presupposto per cui il mondo appare com'è, ma è se guardato con occhi cuore e cervello diversi.

In definitiva, non mi importa che nei miei Viaggi in Italia vi siano il Duomo di Milano o il Colosseo, o le architetture e sculture del Bernini e/o del Borromini; piuttosto voglio che il mio vedere arricchisca l’immaginario soggettivo e collettivo, perché si configuri come la costruzione di una propria strada tra gli indefiniti contorni mentali della memoria, attivando le sinapsi attraverso nuove rappresentazioni, che tengano conto dei mondi esterno e interno, dell’osservatore. 

Con la mia opera, rendo concrete, con immagini meta-sinestetiche, le esperienze materiali ed immateriali, pensieri e riflessioni, per tentare di capire, interpretare e raccontare luoghi e territori, architetture, paesaggi sensibili - urbani, antropizzati, rurali, naturali -, atmosfere, genius loci dell'Italia degli itinerari dimenticati, dove stanno, come ospiti clandestini, le antiche architetture popolari, le piazze, alberi, lampioni e panchine, a cui nessuno fa più caso.


Racconto l'Italia, il mio paese che amo, consapevole del fatto che, purtroppo, non potrò fare e vedere tutto ciò che vorrei, ma che almeno, grazie ai mezzi tecnologici, a internet, ai miei blog, ai social network, posso lasciare e tramandare ciò che vedo, faccio e penso.

Racconto con la comunicazione visiva, rappresentazione del mondo esteriore filtrato col mio mondo interiore d'artista. 
La mia creatività è frutto della profondità e ricchezza del mio mondo spirituale, dalla mia fame di cultura e bellezza, secondo un piano che deriva dal karma della mia epoca.

Divulgatore Geografico italiano, mi sento profeta che grida nel deserto di una società materialista, alla quale mi rivolgo con il linguaggio della bellezza e dello spirito.

Non ho ricette o soluzioni, ma come uomo per gli altri, sento la necessità alla parresia (diritto dovere di dire la verità); offro il mio carisma e i miei talenti come seme sale lievito, auspicando che il mio sguardo di testimone oculare e la mia opera, possano stimolare una nuova consapevolezza e percezione visiva, contribuendo a migliorare “l’estetica e l’etica del quotidiano” e, quindi, la qualità della vita, per un mondo migliore.

Essere Divulgatore Geografico 2.0 è per me impegno nel raccontare la bellezza, condividendo ed interagendo col mio pubblico di estimatori


Non appongo solo una firma di prestigio, ma mi coinvolgo col mio stile, il linguaggio interpretativo, denso di soggettività. Il mio lavoro consiste in una documentazione rigorosa, un libero tentativo di attraversamento di un'esperienza problematica e senz'altro critica della vita vissuta e delle trasformazioni sociali ed antropologiche; una testimonianza visiva con cui provare a comporre uno stato delle cose, un'esperienza diretta dei luoghi e territori.

Il mio percorso professionale inizia negli anni '70, con la preparazione pittorica ed architettonica ottenuta con la frequentazione del liceo artistico, durante la quale venivo accusato di essere troppo contemplativo, perché si riteneva che l'arte dovesse essere astrazione; così, prima ancora di finire il percorso scolastico, cominciai a fare il fotografo, e continuai ad esserlo per quarant'anni ed oltre, contemplando ed emozionandomi davanti ad architetture e paesaggi, soprattutto italiani e del sud Italia, illuminato dal sole e scaldato dalla luce e dall'ospitalità della gente.

Poi arrivò la rivoluzione tecnologica digitale, degli apparecchi fotografici dei computer e dei software di manipolazione, di internet; mi sono subito ambientato e ho potuto realizzare la sintesi espressiva di tutte le mie esperienze artistiche con l'uso di tutti i miei "difetti". 

Divulgatore Geografico 2.0 posso contare su un'arma comunicativa in più: l'immagine che vale più di mille parole e si moltiplica all'infinito spazio temporale, grazie a internet; l'immagine è strumento di comunicazione universale, in grado di coinvolgere tutti ed ognuno, con la sua sintesi e immediatezza; attraverso la sua forza evocativa, la potenza testimoniale, supportate da un linguaggio esteticamente “accattivante”, largamente comprensibile.
Meglio delle parole, le immagini, creano icone emozionali, in grado di coinvolgere, divulgare, sensibilizzare, creare opinione pubblica, e rafforzare il brand nell'immaginario collettivo, rappresentando uno strumento molto potente.

Fin da ragazzo sono stato abituato ad impegnarmi direttamente per rendermi utile alle cause che sceglievo di combattere; la scelta dell'impegno politico e di cittadinanza attiva, con spirito di servizio, si concretizzò con l'uso della Fotografia, per narrare bellezza, visioni, pensieri, riflessioni, proposte.

Borzone de Signorio Sabelli da parte di madre, provengo da una famiglia nella quale ho antenati illustri tra i quali, oltre a 5 Papi ed 11 Cardinali, i pittori Luciano Borzone (Genova 1590-1645) e i figli e allievi Giovanni Battista BorzoneCarlo Borzone e Giovanni Francesco Maria Borzone (Genova 1625-1679), pittore e ad astronomo chiamato in Francia nel 1656 ad affrescare il castello di Vincennes (Lagrange); lo zio Luigi Ottavio Borzone de Signorio Sabelli; mentre, da parte di padre, Mimmo Rotella. Naturalmente il mio bagaglio culturale artistico è intriso di arte italiana, e non solo. Mi ritrovo nei vedutisti, in pittura macchiaioli, Segantini, Canaletto, Boldini, Bernardo Bellotto, Guardi, Joseph Mallord William Turner; ma anche negli acquarellisti Ettore Roesler Franz, lo stesso Goethe e i più recenti Aldo Riso e Tullio Pericoli; per il disegno e la grafica Durer, Piranesi

Tra i fotografi, certamente rientro nel solco dei fotografi di architettura e paesaggio, alcuni dei quali coetanei contemporanei e "concorrenti", Gabriele Basilico, Mimmo Jodice e Luigi Ghirri; mentre per la fotografia rurale ed antropologica, l'amico Mario Cresci.

Divulgatore Geografico 2.0 non è solo un sostantivo ma sostanza di un progetto con il quale, usando la potenza dell'online, promuovo e diffondo la mia narrazione fatta di fotografia, sguardi e pensieri, che rendo disponibili anche ad uso di pubblicazioni.

La mia opera e i miei interventi sono resi disponibile con un'unica clausola: non pago quote di partecipazione, ma rispondo solo ad inviti con gettone di presenza, in quanto, non avendo datori di lavoro o mecenatilavoro non profit nell'ottica della Sharing Economy.

La mia opera è disponibile esposte online H24, sul mio blog penisolabella, diffuse in maniera virale sui social network: Twitter - Facebook - Google + - Pinterest - Instagram; geolocalizzato attraverso Google Map.

Meridionalista perché
Perché il Sud Italia è un laboratorio che dimostra come la crisi sia un'opportunità, di come si sviluppa il senso di resilienza; una parte d'italia che ha conservato la vera identità italiana, grazie al fatto di essere rimasto indenne da ogni "vantaggio" del cosiddetto "progresso", ma anche miracolosamente sottratta ai suoi numerosi svantaggi che abbiamo modo di conoscere, centellinandoli, nei decenni.
I ritmi di vita degli abitanti non è granché cambiato da secoli e la "misura naturale", quella che scandisce il susseguirsi della notte col giorno, delle diverse stagioni e, attraverso le fasi lunari, i tempi della semina e del raccolto, tenendo uniti i membri delle piccole comunità come gli ospiti di una barca di fronte alla forza e alla solitudine del mare, è una misura nettamente percepibile, è, anzi, la chiave dei comportamenti, dei sorrisi, dei timori, delle ritrosie, delle condiscendenze verso gli ospiti che ci colpiscono come il segno di una identità preziosa.
Oltre a questa presenza della civiltà contadina, ancora vissuta nei suoi ritmi e nei suoi valori, un filone di gaiezza e filosofica serenità e, nell'ambiente di molti centri, un'eleganza e un'armonia urbana che fanno supporre rapporti intensi, trascorsi e/o ancora vivi
Purtroppo, molte cose sono scomparse ed in particolare la più preziosa: quel senso di equilibrio ed armonia tra l'uomo e l'ambiente; ma gran parte dei paesaggi e delle architetture che caratterizzano i luoghi, sono ancora lì e parlano lo stesso linguaggio, anche se gli uomini sono cambiati e aldilà degli equilibri perduti, essi cercano nuovi equilibri da conquistare, venendo a patti col progresso e dello sviluppo ormai diventati così aggressivi, invasivi e penetranti da rendere vani tutti i tentativi di metterli tra parentesi.
Perché altrettanta attenzione merita l'architettura del Sud; non solo quella nobile delle aree archeologiche o delle evidenze presenti nei centri storici, che testimoniano il passaggio di Greci, Bizantini, Normanni, Arabi, al più alto livello; ma quella cosiddetta "minore" che meglio sarebbe definire "collettiva" perché non aspira ad un valore autonomo da "protagonista", ma canta "in coro": esprime cioè il suo valore come parte di un "tutto" che può essere la compagine unitaria degli insediamenti o anche il rapporto di un singolo edificio con il paesaggio, sempre rispondente ad una regola mai scritta ma rigorosamente rispettata. 
Nel Sud, come nel resto dell'Italia "minore", esiste il "linguaggio dei luoghi", qualcosa  che può paragonarsi al dialetto che di primo acchitto, ascoltando anche poche parole, permette di individuare con certezza un luogo, un territorio, una regione di appartenenza e, in qualche caso, anche un insediamento determinato e finanche un suo quartiere.
In che cosa consista chiaramente questo linguaggio, è cosa che può essere anche descritta con esempi e considerazioni tipologiche, ma che bisogna innanzi tutto "sentire", partecipando all'individuazione oltre che con gli occhi, con la mente e la ragione, con l'intuizione e il sentimento.



Mi piace il concetto di Permacultura è cultura della cittadinanza attiva, che si sviluppa dall'individuo alla comunità sociale in maniera virale attraverso la testimonianza di un vivere etico e sostenibile, per cerchi concentrici come le onde provocate da un sasso lanciato nello stagno.
Le strategie "dal basso verso l'alto" più rilevanti partono dall'individuo e si sviluppano attraverso l'esempio e l'emulazione fino a generare cambiamenti di massa. 
Pertanto, la permacultura non ha come obiettivo principale quello di far pressione su governo e istituzioni per cambiare la politica, ma quello di permettere a individui, famiglie e comunità locali di accentuare la propria autosufficienza ed autoregolazione. 
Tale approccio si basa sulla consapevolezza che una parte degli individui e quindi della società è pronta, disponibile e in grado di cambiare il proprio comportamento, se crede che ciò sia possibile e rilevante. 
Questa minoranza, socialmente ed ecologicamente motivata, rappresenta la chiave di volta di un cambiamento su larga scala.

Ogni uomo è una cometa, appare sulla terra per un breve periodo, l'importante è lasciare dietro di sé una scia di luce, e questo cerchiamo di fare noi artisti con le nostre opere.

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