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Grand architetTour - Nazzano

Filosofia

Fotografo Meridionalista di Architetture e Paesaggi culturali ed antropizzati, Filosofo, Sociologo, Antropologo, amo raccontare l'Italia del Sud,  scrigno nel quale si è conservata la vera identità italiana, non corrotta dal falso sviluppo industriale.
Maestro Fotografo Creativo ritengo il mio lavoro un mondo aperto alle continue suggestioni e conoscenze della vita; una passione e ragion d'essere. Perché non faccio il fotografo, sono Fotografo, non faccio l'artista perché sono un Artista.
Come Creativo la mia vita è un viaggio avventuroso in cui, attraverso l'uso del pensiero laterale, ho percorso cambiamenti epocali individuali e sociali, anche della fotografia, vivendoli di volta in volta non come crisi di un passato superato, ma come opportunità per una riqualificazione rivolta al futuro.

Il mio progetto da quarant'anni, raccolto in Penisol@bella è il Grand architeTour dedicato al racconto di Architetture e Paesaggi Culturali ed antropizzati dell'Italia minore con la M maiuscola, grande giardino emozionale diffuso, soprattutto quelli del sud.

Meridionalista perché
Perché il Sud Italia è un laboratorio che dimostra come la crisi sia un'opportunità, di come si sviluppa il senso di resilienza; una parte d'italia che ha conservato la vera identità italiana, grazie al fatto di essere rimasto indenne da ogni "vantaggio" del cosiddetto "progresso", ma anche miracolosamente sottratta ai suoi numerosi svantaggi che abbiamo modo di conoscere, centellinandoli, nei decenni.
I ritmi di vita degli abitanti non è granché cambiato da secoli e la "misura naturale", quella che scandisce il susseguirsi della notte col giorno, delle diverse stagioni e, attraverso le fasi lunari, i tempi della semina e del raccolto, tenendo uniti i membri delle piccole comunità come gli ospiti di una barca di fronte alla forza e alla solitudine del mare, è una misura nettamente percepibile, è, anzi, la chiave dei comportamenti, dei sorrisi, dei timori, delle ritrosie, delle condiscendenze verso gli ospiti che ci colpiscono come il segno di una identità preziosa.
Oltre a questa presenza della civiltà contadina, ancora vissuta nei suoi ritmi e nei suoi valori, un filone di gaiezza e filosofica serenità e, nell'ambiente di molti centri, un'eleganza e un'armonia urbana che fanno supporre rapporti intensi, trascorsi e/o ancora vivi
Purtroppo, molte cose sono scomparse ed in particolare la più preziosa: quel senso di equilibrio ed armonia tra l'uomo e l'ambiente; ma gran parte dei paesaggi e delle architetture che caratterizzano i luoghi, sono ancora lì e parlano lo stesso linguaggio, anche se gli uomini sono cambiati e aldilà degli equilibri perduti, essi cercano nuovi equilibri da conquistare, venendo a patti col progresso e dello sviluppo ormai diventati così aggressivi, invasivi e penetranti da rendere vani tutti i tentativi di metterli tra parentesi.
Perché altrettanta attenzione merita l'architettura del Sud; non solo quella nobile delle aree archeologiche o delle evidenze presenti nei centri storici, che testimoniano il passaggio di Greci, Bizantini, Normanni, Arabi, al più alto livello; ma quella cosiddetta "minore" che meglio sarebbe definire "collettiva" perché non aspira ad un valore autonomo da "protagonista", ma canta "in coro": esprime cioè il suo valore come parte di un "tutto" che può essere la compagine unitaria degli insediamenti o anche il rapporto di un singolo edificio con il paesaggio, sempre rispondente ad una regola mai scritta ma rigorosamente rispettata. 
Nel Sud, come nel resto dell'Italia "minore", esiste il "linguaggio dei luoghi", qualcosa  che può paragonarsi al dialetto che di primo acchitto, ascoltando anche poche parole, permette di individuare con certezza un luogo, un territorio, una regione di appartenenza e, in qualche caso, anche un insediamento determinato e finanche un suo quartiere.
In che cosa consista chiaramente questo linguaggio, è cosa che può essere anche descritta con esempi e considerazioni tipologiche, ma che bisogna innanzi tutto "sentire", partecipando all'individuazione oltre che con gli occhi, con la mente e la ragione, con l'intuizione e il sentimento.

La discontinuità per me non è mai stata un’interruzione, ma pause estatiche estetiche, sospensioni ricche di significato di suggestioni ed esperienze utili  perché il presente si coniugasse a elementi di ogni tempo - un tempo dilatato e liquido - dove io e il mio lavoro ci muoviamo attraverso la fotografia, l'arte, all'interno della storia dell’arte.

Da quando sono nato, sono stato sempre criticato per la mia lentezza, quando ho seguito gli studi artistici perché contemplativo perché amavo il figurativo; me ne sono fatto persuaso, e fiero di esserlo, ho fatto di queste "criticità" la mia bandiera.

Non ho ricette o soluzioni, ma come uomo per gli altri, sento la necessità alla parresia (diritto dovere di dire la verità) offrendo il mio carisma e i miei talenti come seme creativo; auspico che il mio sguardo di testimone oculare, e la mia opera artistica del racconto visivo dei paesaggi culturali frutto di stratificazioni architettoniche, più o meno armoniose, possano rendere visibile ciò che spesso risulta inosservato o invisibile, stimolando una nuova consapevolezza e percezione visiva, contribuendo a migliorare il senso identitario delle popolazioni alle quali mostro i luoghi vissuti quotidianamente, di cui fanno parte e che li pervadono, di cui sono parte e storia essi stessi. Contribuendo a creare immaginario collettivo.

NON VOGLIO DIMOSTRARE, MA SOLO MOSTRARE BELLEZZA CON BELLEZZA, con spirito di servizio, come contributo al miglioramento “dell’estetica e dell’etica del quotidiano”, della qualità della vita, per un mondo migliore.

NE' RICCO NE' FAMOSO, MA SOLO UTILE E FELICEho scelto uno stile di vita semplice, semplicità volontaria, sobria ed essenziale; niente sprechi, alimentazione frugale, consapevole e felice di esser vivo; la mia dieta è la greca δίαιτα, dìaita, «modo di vivere», stile di vita consapevole, etico-responsabile ed eco-sostenibile, lento, calmo e paziente per nascita e per scelta, mi muovo al ritmo di Kalipé, l'augurio tibetano - Va con passo lento e corto -artista - 5 sensi + 2 mente e cuore -, filosofo, creativo, ascetico, visionario, contemplativo, lavoro con sguardo lento, viaggio in treno, e vivo praticando l'ozio meditativo e creativo e le pause estatiche estetiche.

La fotografia per me è simile alla poesia; è emozione che rende visibile l'invisibile, narrata contratta in poche righe di forti emozioni: "m'illumino d'immenso" di Ungaretti, per raccontare la Mattina, questa è fotografia pura, sinestetica, costretta in una sintesi simile allo scatto fotografico che contiene tutto. 
A volte, uno scatto fotografico equivale ad uno schizzo: pochi tratti che sanno esprimere e contenere il tutto.
Fotografo solitario, filosofo meditabondo, uso la Fotografia in bianco e nero per immagini metasinestetiche, perché la sua forza espressiva non ha bisogno di una tavolozza per colorare pensieri emozioni e spazi, bastandogli un soggetto con luci ed ombre, bianchi neri e una scala di grigi per raccontane l'essenza e l'esperienza che voglio raccontare.
Molti scattano fotografie, come nell'adolescenza scrivono poesie, ma poi l'abbandonano presi dal frastuono e dai ritmi della vita; perché il poetare è simile al pregare, ha bisogno di silenzio, meditazione e contemplazione.  
Invece il Fotografo, come  ogni artista, mantiene vivo il bambino che è in sé, che sa meravigliarsi ed emozionarsi del mondo che incontra e delle esperienze che vive, come nuove e misteriose; ma sa fare anche esperienza del vissuto, che si cumula nel suo cervello per arricchire, nel tempo, gli scatti successivi.Questo è ciò che vorrei arrivasse a tutti coloro che si imbattono nel mio mondo narrato attraverso le fotografie.

Dell'architetto ho solo il diploma di liceo artistico e la forma mentis.
La passione per l'architettura e l'urbanistica le ho ereditate da mio padre ingegnere, lui sì, laureato in architettura e urbanistica.
Come però capita nella vita, non mi iscrissi alla facoltà di architettura diventando architetto, prendendo un’altra strada, iniziando subito a dedicarmi alla fotografia. 
Ad affascinarmi furono i fotografi Gabriele Basilico, Mario Cresci, Mimmo Jodice e Gianni Berengo Gardin.
Così le città non le progetto, ma le ritraggo.
Il mio contributo è un contributo di sguardo.
Il mio modo di fare fotografia mutua la sistematicità della ricerca e l’attenzione per l’architettura. 
Il risultato delle mie immagini lo definisco ritratti, perché per me gli edifici sono simili a persone, mentre le loro atmosfere metafisiche nelle quali le riprendo, ricordano quelle di alcuni quadri di Mario Sironi o di Giorgio De Chirico. 
Poi i paesaggi delle periferie, della diffusione urbana - quel mondo di edifici solitari ed ammassati che in pochi anni ha invaso e trasfigurato il territorio italiano; una “nuova architettura italiana” con il controcampo crudele della mediocrità diffusa, vera cifra di quell’Italia della villetta recintata con videocitofono e cantinetta. 
territori perimetrale alle grandi aree urbane, dove più violenta è stata l’invasione di quel pulviscolo incongruo di villette, palazzine, centri commerciali, autolavaggi, svincoli, rotonde che unendo i piccoli centri storici li ha tutti saldati (insieme ai propri capoluoghi) in un’unica piastra di “Anticittà”; prorompente mediocrità della nuova provincia italiana.

Dedico ore di lenta esplorazione all’Architettura italiana, mediocre, bella o brutta, sublime metafora della nostra anima profonda, che alterno allo sguardo fotografico abituato a catturare paesaggi lirici di porti mediterranei, delle vallate atlantiche, delle densità metropolitane; spazi materici e corrugati, mediocri ma sorprendenti, dove scorrono le nostre vite.
Sezioni di paesaggio, restano una testimonianza cruciale sull’Italia individualista e anti-urbana in continua costruzione, riprese con uno sguardo rispettoso per l’umiltà degli edifici ordinari, della pietas verso le piccole arroganze in stucchi e ferri battuti, di vuoti degli sterrati e dei parcheggi scrostati, in un appassionato amore per la condizione urbana.


Architettura tra Estetica e Forma

Ogni edificio è destinato a fare una dichiarazione audace o sottile. Sito, funzione di costruzione e contesto svolgono un ruolo significativo in estetica. 

Gli edifici sono anche sculture per strada o nel paesaggio e perciò devono essere attentamente considerati. Il loro posto nel paesaggio è di armonia o di contrasto e drammaticità, continuità o esclamazione. 

Queste sono decisioni complesse: spesso la forma più semplice ed elegante è la soluzione migliore. 


Le decisioni relative all'estetica devono anche incarnare le viste prospettiche sia degli utenti che dei clienti e di coloro che vedono l'edificio nel paesaggio e/o nell'ambiente costruito.

La mia scelta nel fotografare le architetture è legata alla lezione del “momento decisivo”, paradossale se si pensa che l'Architettura come soggetto statico, perché statico non è ma soggetto alle variazioni dovute ai cambiamenti di luce, dell'atmosfera meteorologica, che influiscono sull'emozione improvvisa. 
Il mio “momento decisivo” si accompagna sempre alla “lentezza dello sguardo”. 
Il fotografo fa un passo indietro per far posto a una visione «solo apparentemente soggettiva della realtà e caratterizzata da un grande rispetto verso le cose».

Benché nella teoria della fotografia, come anche della pittura e dell’architettura, si impari a esercitare un forte controllo sui bordi, a comporre la relazione fra il centro e i margini, io spesso preferisco seguire la tecnica di Bernardo Bellotto (vedutista del XVIII secolo) che non sembrava considerare i bordi del quadro, ma al contrario, trasgrediva le regole della composizione; forse che quel modo di tagliare “casualmente” i bordi del quadro, potesse voler affermare che il quadro non terminava lì, che il mondo rappresentato esisteva oltre la cornice e che l’interruzione delle forme e degli eventi suggeriva la possibilità di poter spingere lo sguardo oltre il quadro stesso.

Per quanto concerne la figura umana, non c’è una vera e propria scelta la scelta programmatica di non ritrarre in alcun modo la figura umana, ma raramente ve n'é presenza. 
L’interesse è all’architettura e al paesaggio urbano: anche solo la presenza di una persona nell’inquadratura ha la forza di catalizzare su di sé tutta l’attenzione, quindi la persona, nelle mie fotografie, è se presente, è fuori dall’immagine ed è protagonista perché guarda. 

La mia attenzione non si posa soltanto sulla forma degli edifici, sulle facciate, sugli angoli, sulle superfici, sulla profondità dei volumi, ma anche su tutto ciò che contribuisce al “disegno urbano” dello spazio
Diventano coprotagonisti nelle immagini, dunque, anche la segnaletica stradale, i cartelli, le corsie e le zebre sull’asfalto, i pali dell’illuminazione e la trama dei cavi elettrici. 
Nelle mie immagini, tutti gli elementi della complessità del paesaggio urbano vanno a ricomporsi in un’armonia inattesa.

COME UN RABDOMANTE
Credo che l’architettura, e con lei indubbiamente il mondo, possano quindi essere osservati con un atteggiamento contemplativo, da un punto di vista lontano, con l’obiettivo di trattenere quanti più frammenti possibili. 
Alla fine, è come se il luogo parlasse da sé e io mi limitassi a posare il rettangolo della camera sull’immagine del mondo. 
La fotografia, l’edificio, l’architettura sono semplicemente un pezzo sottratto a quel mondo.

Nel 1989 vengo incaricato dall'Assessorato all'Urbanistica Assetto del Territorio e Tutela Ambientale della Regione Lazio, di realizzare la rilevazione fotografica della situazione urbanistica, paesistica e territoriale della regione, nell'ambito dei primi "Piani Paesistici e Territoriali di Coordinamento" (legge Galasso).

Ho lavorato con più architetti tra cui Orlando Gentili con cui ho stretto un sodalizio che mi ha portato a pubblicare sulla rivista Gran Bazaar, Francesco Pratesi, e Ludovico Pratesi col quale ho pubblicato alcuni libri.
Macchina fotografica al collo, sigaro in bocca, mi aggiro per le strade come un “rabdomante”, alla ricerca di dove appoggiare lo sguardo, e quando lo trovo, del giusto punto da dove scattare.
Perdermi dentro un lontano infinito di pensieri e considerazioni, non misurabile, il sentirmi piccolissimo nell’illimitato sono sensazioni bellissime e inebrianti. 

Con i miei Viaggi d'Architettura, lungo itinerari e in luoghi dimenticati dell'Italia, Penisolabellagiardino emozionale diffuso, racconto le identità materiali ed immateriali, attraverso le mie Visioni figurative impressioniste, che partono dal presupposto per cui il mondo appare com'è, ma è se guardato con occhi cuore e cervello diversi.

In definitiva, non mi importa che nei miei Viaggi in Italia vi siano il Duomo di Milano o il Colosseo, o le architetture e sculture del Bernini e/o del Borromini; piuttosto voglio che il mio vedere arricchisca l’immaginario soggettivo e collettivo, perché si configuri come la costruzione di una propria strada tra gli indefiniti contorni mentali della memoria, attivando le sinapsi attraverso nuove rappresentazioni, che tengano conto dei mondi esterno e interno, dell’osservatore fotografo. 

Con la mia Fotografia, rendo concrete, con immagini meta-sinestetiche, le esperienze materiali ed immateriali, pensieri e riflessioni, per tentare di capire, interpretare e raccontare luoghi e territori, architetture, paesaggi sensibili - urbani, antropizzati, rurali, naturali -, atmosfere, genius loci dell'Italia degli itinerari dimenticati, dove stanno, come ospiti clandestini, le antiche architetture popolari, le piazze, alberi, lampioni e panchine, a cui nessuno fa più caso.


Racconto l'Italia, il mio paese che amo, consapevole del fatto che, purtroppo, non potrò fare e vedere tutto ciò che vorrei, ma che almeno, grazie ai mezzi tecnologici, a internet, ai miei blog, posso lasciare e tramandare ciò che vedo, faccio e penso.

Racconto con l'arte visiva, rappresentazione del mondo esteriore filtrato col mio mondo interiore d'artista. 
La mia creatività è frutto della profondità e ricchezza del mio mondo spirituale, dalla mia fame di cultura e bellezza, secondo un piano che deriva dal karma della mia epoca, nella quale l'umanità, per non alienarsi, ha bisogno di riscoprire il sacro e l'Arte per sua natura ne è tramite.



Fotografo Architetto, mi sento profeta che grida nel deserto di una società materialista, alla quale mi rivolgo con il linguaggio della bellezza e dello spirito. Amo la Creazione perché me ne sente parte e ad essa mi ispiro.

Non ho ricette o soluzioni, ma come uomo per gli altri, sento la necessità alla parresia (diritto dovere di dire la verità); offro il mio carisma e i miei talenti come seme sale lievito, auspicando che il mio sguardo di testimone oculare e la mia opera, possano stimolare una nuova consapevolezza e percezione visiva, contribuendo a migliorare “l’estetica e l’etica del quotidiano” e, quindi, la qualità della vita, per un mondo migliore.

Essere Fotografo 2.0 è per me impegno nel raccontare la bellezza, condividendo ed interagendo col mio pubblico di estimatori


Non appongo solo una firma di prestigio, ma mi coinvolgo col mio stile espressivo, il linguaggio interpretativo, denso di soggettività. Il mio lavoro non consiste in una riproduzione pedissequa, né in una documentazione rigorosa, quanto piuttosto, in un libero tentativo di attraversamento di un'esperienza problematica e senz'altro critica della vita vissuta e delle trasformazioni sociali ed antropologiche; una testimonianza visiva con cui provare a comporre uno stato delle cose, un'esperienza diretta dei luoghi, affidata a una libera e personale interpretazione.

Quando iniziai la mia avventura fotografica, mi ispirai al lavoro di documentarista di Folco Quilici.

Erano i tempi dell'analogico e per dieci anni mi dedicai alla fotografia artistica in bianco e nero. Poi, incontrai Ermanno Olmi che , apprezzando molto il mio lavoro, mi disse "son certo che se ti approcciassi ai tuoi soggetti con il colore, sapresti fare dei bei lavori". 

Il mio percorso fotografico inizia negli anni settanta, con la preparazione pittorica ed architettonica ottenuta con la frequentazione del liceo artistico, durante la quale venivo accusato di essere troppo contemplativo, perché si riteneva che l'arte dovesse essere astrazione; così, prima ancora di finire il percorso scolastico, cominciai a fare il fotografo, e continuai ad esserlo per quarant'anni ed oltre, contemplando ed emozionandomi davanti ad architetture e paesaggi, soprattutto italiani e del sud Italia, illuminato dal sole e scaldato dalla luce e dall'ospitalità della gente.

Poi arrivò la rivoluzione tecnologica digitale, degli apparecchi fotografici dei computer e dei software di manipolazione, di internet; mi sono subito ambientato e ho potuto realizzare la sintesi espressiva di tutte le mie esperienze artistiche con l'uso di tutti i miei "difetti". 

Fotografo 2.0 posso contare su un'arma comunicativa in più: l'immagine che vale più di mille parole; l'immagine è strumento di comunicazione universale, in grado di coinvolgere tutti ed ognuno, con la sua sintesi e immediatezza; attraverso la sua forza evocativa, la potenza testimoniale, supportate da un linguaggio esteticamente “accattivante”, largamente comprensibile.
Meglio delle parole, le immagini, creano icone emozionali, in grado di coinvolgere, divulgare, sensibilizzare, creare opinione pubblica, e rafforzare il brand nell'immaginario collettivo, rappresentando uno strumento molto potente.

Fin da ragazzo sono stato abituato ad impegnarmi direttamente per rendermi utile alle cause che sceglievo di combattere; la scelta dell'impegno politico e di cittadinanza attiva, si concretizzò con l'uso della Fotografia, per narrare bellezza, visioni, pensieri, riflessioni, proposte.

Borzone de Signorio Sabelli da parte di madre, provengo da una famiglia nella quale ho antenati illustri tra i quali, oltre a 5 Papi ed 11 Cardinali, i pittori Luciano Borzone (Genova 1590-1645) e i figli e allievi Giovanni Battista BorzoneCarlo Borzone e Giovanni Francesco Maria Borzone (Genova 1625-1679), pittore e ad astronomo chiamato in Francia nel 1656 ad affrescare il castello di Vincennes (Lagrange); lo zio Luigi Ottavio Borzone de Signorio Sabelli; mentre, da parte di padre, Mimmo Rotella. Naturalmente il mio bagaglio culturale artistico è intriso di arte italiana, e non solo. Mi ritrovo nei vedutisti, in pittura macchiaioli, Segantini, Canaletto, Boldini, Bernardo Bellotto, Guardi, Joseph Mallord William Turner; ma anche negli acquarellisti Ettore Roesler Franz, lo stesso Goethe e i più recenti Aldo Riso e Tullio Pericoli; per il disegno e la grafica Durer, Piranesi

Tra i fotografi, certamente rientro nel solco dei fotografi di architettura e paesaggio, alcuni dei quali coetanei contemporanei e "concorrenti", Gabriele Basilico, Mimmo Jodice e Luigi Ghirri; mentre per la fotografia rurale ed antropologica, l'amico Mario Cresci.

Fotografo 2.0 non è solo un sostantivo ma sostanza di un progetto con il quale, usando la potenza dell'online, promuovo e diffondo la mia narrazione fatta di fotografia, sguardi e pensieri, che rendo disponibili anche ad uso di pubblicazioni e mostre senza muovermi fisicamente, offrendole a gallerie, collezionisti e sponsor interessati.

Le mie opere fotografiche sono rese disponibili con un'unica clausola: non pago quote di partecipazione a mostre e fiere, in quanto, non avendo datori di lavoro o mecenatilavoro non profit nell'ottica dell'Art Sharing; mi sostenngo con la vendita delle mie opere, ad offerta libera.

Le mie Fotografie sono esposte online H24, sui miei blog giuseppecocco e penisolabella, diffuse in maniera virale sui social network: Twitter - Facebook - Google + - Pinterest - Instagram; li geolocalizzo attraverso Google Map;


e raccolte nei miei Libri d'Artista - Carnet de Voyage
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Il mio lavoro artistico, si diffonde online all'infinito - spazio temporale - grazie allvendita delle mie opere Fine Art e/o stampate su oggettistica, vendute e stampate online, consegnate a domicilio, sulle gallerie online nel numero, nel formato e nella finitura preferite ed in base alle proprie disponibilità finanziarie

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Mi piace il concetto di Permacultura è cultura della cittadinanza attiva, che si sviluppa dall'individuo alla comunità sociale in maniera virale attraverso la testimonianza di un vivere etico e sostenibile, per cerchi concentrici come le onde provocate da un sasso lanciato nello stagno.
Le strategie "dal basso verso l'alto" più rilevanti partono dall'individuo e si sviluppano attraverso l'esempio e l'emulazione fino a generare cambiamenti di massa. 
Pertanto, la permacultura non ha come obiettivo principale quello di far pressione su governo e istituzioni per cambiare la politica, ma quello di permettere a individui, famiglie e comunità locali di accentuare la propria autosufficienza ed autoregolazione. 
Tale approccio si basa sulla consapevolezza che una parte degli individui e quindi della società è pronta, disponibile e in grado di cambiare il proprio comportamento, se crede che ciò sia possibile e rilevante. 
Questa minoranza, socialmente ed ecologicamente motivata, rappresenta la chiave di volta di un cambiamento su larga scala.

Ogni uomo è una cometa, appare sulla terra per un breve periodo, l'importante è lasciare dietro di sé una scia di luce, e questo cerchiamo di fare noi artisti con le nostre opere.


Se la mia filosofia ti piace, perché non mi offri anche solo 1 € per sostenere il mio impegno non profit a favore dell’Italia minore con la M maiuscola

Contattatemi per maggiori informazioni

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