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Tecnica Artistica

MOSTRARE MOSTRARE MOSTRARE!

Fotografare è mostrare la realtà scrivendo con la luce; e scrivere permette di narrare la realtà filtrata attraverso la sensibilità informata dalla cultura dell'autore fotografo artista, rendendo visibile ciò che non lo è. Testimone oculare, osservo, contemplo, medito, scelgo, estrapolo, mi soffermo, racconto ciò che più mi colpisce, coinvolge, emoziona.

Architetture, luoghi, paesaggi sensibili urbani naturali rurali antropizzati, mi parlano, si mettono in posa, attraggono la mia attenzione, perché io li racconti come esseri viventi e vitali, attraverso particolari, scorci, primi piani e piani lunghi.

Informato ed interessato a tutte le arti, il mio stile narrativo, ha sempre ricercato il miglior modo di restituire in maniera meta-sinestetica, le suggestioni e le emozioni provocate dalla bellezza e dai miei soggetti.
Amante sia della fotografia come delle arti grafiche e pittoriche, oggi, grazie ai mezzi digitali, come Artista Visuale, macchina fotografica al collo, computer online, narro con la fotografia prima, diffondo e condivido poi, prima ancora di pubblicare o esporre; anzi, espongo e pubblico online.


Il mio procedere artistico, iniziò con vent'anni di bianco e nero, poi si convertì al colore delle diapositive, ma oggi, dopo quarant'anni di professione sono sempre più convinto e torno al bianco e nero che più si addice ai miei soggetti architettonici, fatti di contrasti di luci e ombre che creano vuoti e pieni; tornando alla tecnica impressionista per cogliere en plein air, particolari, piani medi e lunghi, quanto impressioni ed emozioni date da forme, volumi, luci, ombre, contrasti, colori e sfumature creati dalla luce naturale, e restituiti attraverso lo scatto fotografico emozionale.
Bianco e Nero astrazione e al contempo fisicità.
Non si tratta di usare apparecchi fotografici più o meno professionali o compatti, come molti affermano, ma di pellicola in bianco e nero, come si sarebbe detto ai tempi dell'analogico e soprattutto di pulizia formale data dalle linee che mai devono essere cadenti, salvo se appartenenti a specifiche scelte di fughe prospettiche accentuate parossisticamente.
Nella fotografia di architettura è molto importante il punto di vista da cui si riprende il soggetto: in base alla posizione che assumo rispetto al monumento o alla struttura posso cogliere dettagli che rendono particolare e interessante il mio scatto; ad esempio, scelgo di riprendere l'edificio non frontalmente. Essere creativi però non basta a realizzare buoni scatti: senza tenere conto di aspetti tecnici come il controllo delle verticali.

Prima ancora che Fotografo, sono un appassionato di architettura e paesaggi - urbani, naturali, antropizzati - italiani nel solco dell'arte italianami ispiro alla pittura dei macchiaioli, di Segantini, Canaletto, Boldini, Bellotto, Guardi.

Amo il realismo figurativo, l'arte pacata, non strillata o peggio millantata, nel senso richiesto dal mercato dell’arte contemporanea, sempre alla ricerca del prodotto artistico strano, nuovo, "innovativo".

La Fotografia è arte frutto di emozione che talvolta emoziona anche lo spettatore.
La mia fotografia è appunto e spunto, frutto di un'emozione e pensiero improvviso e fugace.

Interpreto l’architettura tramite le tensioni umane che la costituiscono endogene ed esogene; la città e le sue architetture, non hanno un’unica personalità ma sono personalità composite: quella dell’architetto progettista, quella di chi le usa, dei luoghi che le ospitano.

Ma architetture e città quale personalità hanno: quella dell’architetto progettista o quella di chi le usa?

E quando, al posto dell’architetto si sostituisce il geometra, l’abusivismo e al posto dell’urbanista la spontaneità popolare di necessità (?), diffusa e disordinata della brutta periferia?
Come avviene nel ritratto delle persone, altrettanto avviene nel ritratto delle architetture: non esiste la fotogenia ma la ricerca del lato migliore.
Incredibile ma vero, un’architettura o un paesaggio urbano, pur brutti e di poca personalità, diventano belli ed interessanti dal momento in cui un fotografo artista le offre la sua attenzione, inquadrandola nel mirino della sua macchina fotografica.

Come fotografo artista, con la mia personalità e sensibilità comunque informata dal senso di bellezza, non posso che restituire un’espressione artistica, fatta di interpretazione soggettiva, al contrario della documentazione oggettivo dell’opera.
Non appongo solo una firma di prestigio, ma mi coinvolgo col mio stile espressivo, il linguaggio interpretativo, denso di soggettività.

La fotografia per me è simile alla poesia; è emozione che rende visibile l'invisibile, narrata contratta in poche righe di forti emozioni: "m'illumino d'immenso" di Ungaretti, per raccontare la Mattina, questa è fotografia pura, sinestetica, costretta in una sintesi simile allo scatto fotografico che contiene tutto. 
A volte, uno scatto fotografico equivale ad uno schizzo: pochi tratti che sanno esprimere e contenere il tutto.

Fotografo solitario, filosofo meditabondo, uso la Fotografia in bianco e nero per immagini meta-sinestetiche, perché la sua forza espressiva non ha bisogno di una tavolozza per colorare pensieri emozioni e spazi, bastandogli un soggetto con luci ed ombre, bianchi neri e una scala di grigi per raccontane l'essenza e l'esperienza che voglio raccontare.

La mia attenzione non si posa soltanto sulla forma degli edifici, sulle facciate, sugli angoli, sulle superfici, sulla profondità dei volumi, ma anche su tutto ciò che contribuisce al “disegno urbano” dello spazio


La mia arte esige un riesame critico della definizione di fotografia. 
Dovranno anche essere messe da parte tutte le idee precedenti sui procedimenti fotografici senza argento o di tipo non convenzionale, perché tutte le opinioni in merito saranno messe in discussione. 
Laddove infatti l'impadronirsi degli aspetti tecnici dei miei procedimenti può essere alla portata di chiunque, solo pochi riusciranno a sviluppare una vera sensibilità specifica. 
C'è ampio spazio per la sperimentazione, per l'incidente, per il «provarci» a naso. 
Trasferire immagini fotografiche su carta da disegno, su tessuto o altra superficie è appassionante: elaborare, risolvere i problemi pratici di un procedimento, svilupparlo e perfezionarlo, diventa una grande emozione. Sarebbe infatti sbagliato avvicinarsi a questi metodi come se fossero delle semplici «esercitazioni» per l'apprendimento di nuove tecniche fotografiche. Accrescere il proprio vocabolario di procedimenti è importante, certo, ma un'autentica maturazione della propria personalità fotografica si otterrà solamente dall'assimilazione intima delle conoscenze tecniche e dalla loro corretta applicazione. 
Il successo si ottiene con una giusta combinazione di idee e di procedimenti tecnici: la ricerca a volte potrà essere frustrante, ma i risultati sono comunque stimolanti e i successi gratificanti. 


Il processo creativo è un ciclo interminabile in cui ogni idea conduce ad un'altra: le immagini cominciano a relazionarsi tra loro, e man mano che maturano nuove idee vengono generate. 
Il mantenere aperta la propria mente alle impressioni sia consce che inconsce evocherà nuove idee; per esempio, può contribuire al processo creativo il lavorare su una fotografia difettosa fin dove possibile per cercare di salvarla, poi considerarla uno scarto e metterla via, e infine ritornarci più tardi e recuperare qualcosa. 
La creatività non ha regole; tuttavia, lavorando con i procedimenti fotografici non convenzionali è utile tener presente certe indicazioni:

1. analizzo con attenzione il contenuto dello scatto originale su cui intendo lavorare. 
È buona la composizione? L'immagine evoca una risposta, a me e ad altri? Una stampa normale sarebbe già una foto valida? 
È inutile lavorare con scatti mediocri e aspettarsi miracoli: niente può salvare un'immagine scadente in partenza. 
I buoni risultati si ottengono solo lavorando partendo dal materiale migliore;

2. penso bene al formato dell'immagine definitiva, infatti non sempre il grande formato è migliore: alcune immagini rendono meglio in grande, altre in piccolo;

3. non mi fermo mai ai risultati ottenuti, mai appagato, sempre alla ricerca di nuove tecniche e strumenti; analizzo bene ciascuno dei procedimenti, ogni opzione, ogni possibile interazione e sovrapposizione. 
Studio le potenzialità, valuto vantaggi e svantaggi. 
Metto in rapporto il procedimento con l'immagine, e mi faccio domande del tipo: 

- qual è la superficie, più adatta per ogni specifica immagine? Carta? Tessuto? Oggetti solidi come vetro o metallo? 

- la stampa dovrà essere monocromatica o a colori?

- quali software usare e quali strumenti del software sono i più adatti al risultato che voglio conseguire?

- qual’è il momento di fermarsi nell’elaborazione?

- come potrà essere la finitura? L’immagine si presta come supporto di disegni, coloriture, ecc.?

- quali sono le sue limitazioni?

4. decido nella mente, quale dovrà essere l’aspetto della stampa finita al momento della presentazione e mirate ad ottenere questo risultato, tenendo però presente che gli imprevisti nel corso del lavoro potranno influenzarlo. 


L'elenco potrebbe continuare. Una scelta può essere fatta solo sulla base della conoscenza e comprensione delle varie tecniche. 

La creazione continua, sulla base della sperimentazione ed esplorazione preliminare delle fotografie e delle opere susseguenti; metto in dubbio ciò che conosco, leggo, imparo, considerando tutte le ipotesi e possibilità: ci sono occasioni da cogliere, e le regole sono fatte per essere infrante.


Se le mie foto-grafie ti piacciono, perché non mi offri anche solo 0,50 centesimi o 1 € per sostenere il mio impegno non profit a favore dell’Italia minore con la M maiuscola
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