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Arte e cultura, una ricchezza non solo immateriale dell'Unione Europea

Marie-Thérèse Sanchez-Schmid (PPE)
La cultura è spesso considerata più un fardello per le casse dello Stato che una risorsa. Un patrimonio da proteggere, certo, ma non certo una delle attività che fanno girare sul serio l'economia. Niente di più falso. L'industria culturale non solo è il fiore all'occhiello e l'orgoglio dell'Europa, ma un settore in crescita continua, che produce oggi centinaia di milioni di euro.

La francese Marie-Thérèse Sanchez-Schmid, del Partito Popolare Europeo, sta redigendo una serie di proposte su come sbloccare ulteriormente il potenziale dell'industria culturale europea, ed ha accettato di discuterne con noi.

Il suo rapporto rappresenta la risposta al Libro verde della Commissione sull'importanza economica e sociale del settore. La bozza evidenzia le opportunità offerte dalla globalizzazione e dall'era digitale, che possono "sviluppare il potenziale finora non abbastanza sfruttato per creare crescita e posti di lavoro".

L'industria culturale europea, spiega Sanchez-Schmid, vale oggi 600 miliardi di euro l'anno, e rappresenta il 2,6% del PIL dell'UE. Si tratta di un settore che ha continuato a crescere in modo 'esponenziale', nonostante la crisi, perfino nelle fasce del lusso. Tanto, però, resta ancora da fare: la produzione resta "in gran parte entro i confini nazionali", nonostante si tratti di un comparto molto propenso all'esportazione.
Rompere le barriere è proprio il compito dell'UE. Che è già attiva con programmi come MEDIA (per co-finanziamento dell'industria audiovisiva) o il Premio Lux del Parlamento. Ma che può aiutare "a molti altri livelli, come la mobilità degli artisti e delle opere d'arte, la diffusione e la digitalizzazione, ma anche la creazione di un quadro regolamentare per i diritti di proprietà intellettuale", continua la relatrice.

Tutelare la proprietà intellettuale

Proprio quest'ultimo è un tema sensibile sull'agenda UE: tutti i paesi sono d'accordo sull'idea generale di un quadro comune europeo, ma poi è difficile stabilirne i dettagli. Eppure la verità è semplice: "se i prodotti dell'intelletto sono distribuiti gratuitamente e i creatori non possono vivere di quello che producono, il settore scomparirà".

Finanziamenti adeguati

Certo, convincere gli Stati a stanziare nuovi fondi per la cultura in epoca di tagli è dura. Ma secondo Sanchez-Schmid è la strada da seguire: "i potenziali benefici e le ampie risorse UE a disposizione devono essere un incoraggiamento". Dall'altro lato, è necessario ripensare al sistema di tassazione.

Ma come sfruttare al meglio le risorse esistenti? "Partire dai fondi strutturali e regionali", ma anche "i festival, come Cannes, Avignon o Salisburgo ", e che producono benefici immensi per le città e le regioni che li ospitano. "Dobbiamo davvero incoraggiare le regioni a sfruttare al meglio i fondi UE per promuovere le industrie creative e potenziare il valore economico del loro patrimonio", conclude la parlamentare originaria del Sud della Francia. Un'area che, in quanto a valorizzazione del capitale culturale, se ne intende... (Istruzione − 10-02-2011 - 15:15)
La relazione del Parlamento su come sfruttare il potenziale dell'industria culturale è stata presentata alla commissione "Cultura"
Si tratta della reazione al Libro Verde della Commissione

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