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Finanziamenti Europei alla Cultura

I primi finanziamenti comunitari alla cultura

Le politiche comunitarie di finanziamento alle attività culturali si caratterizzano principalmente per la recente attivazione e la settorialità più o meno ampia degli interventi. In particolare gli interventi dell’Unione in materia di cultura possono essere divisi in tre differenti periodi:
  1. uno anteriore all’anno 2000 con i programmi Kaleidoscope (1996-1999), Ariane (1997-1999) e Raphaël (1997-2000);
  2. l’altro successivo all’anno 2000, con la nascita di Cultura 2000, che ha raggruppato in un unico strumento di programmazione e finanziamento i precedenti tre programmi;
  3. l’ultimo successivo all’anno 2007, da quando, con l’avvio del programma Cultura 2007, è venuta meno la settorialità degli interventi.
Il loro start up risale agli anni ‘90 del secolo scorso, con l’avvio di programmi specifici e mirati, quali Kaleidoscope, Ariane e Raphaël.
L’attuale quadro giuridico di tali politiche costruito sulla scorta dei programmi pregressi, i principi di riferimento e taluni ambiti di operatività comuni rendono necessario commentare brevemente ciascuno di questi programmi.
Il programma Kaleidoscope, istituito (con decisione n. 719/96/CE) a seguito dei favorevoli risultati di un progetto pilota varato alcuni anni addietro, era riferito alla creazione artistica contemporanea e alla diffusione delle culture europee, mediante il sostegno alle iniziative di rilevante dimensione realizzate da almeno 3 partner nazionali. L’ampio raggio d’azione ha permesso a Kaleidoscope di aiutare le arti dello spettacolo (danza, musica, teatro, opera...), le arti plastiche e visive (pittura, scultura, architettura, fotografia, design...) e la multimedialità quale mezzo di espressione artistica e di applicazione delle altre discipline. Kaleidoscope finanziava due tipi di attività:
  1. gli avvenimenti e i progetti culturali realizzati in partenariato o in rete,
  2. la cooperazione europea di ampio respiro.
Nel primo ambito rientravano i progetti culturali e artistici proposti, come detto, da esponenti di almeno 3 Stati membri, che avevano ad oggetto un lavoro creativo destinato alla diffusione del sapere o l’accrescimento degli scambi culturali e l’accesso dei cittadini alla cultura. Ai fini del buon esito delle richieste di finanziamento le istituzioni comunitarie interessate domandavano quali condizioni preferenziali:
  • l’interesse europeo dei progetti presentati,
  • l’innovatività,
  • la cooperazione durevole,
  • lo svolgimento di stage e di corsi di perfezionamento.
Il secondo settore aveva sì il compito di sostenere i medesimi progetti, ma solo ove fossero richiesti da almeno 4 Stati membri e comprendessero artisti, creatori, interpreti, operatori culturali sempre di almeno 4 Stati membri. Inoltre, tali progetti dovevano presentare l’ulteriore caratteristica della “significatività”, essere cioè di grande rilevanza e notevole impatto culturale e socio-economico.
Raphaël era, invece, il programma adottato (con decisione n. 2228/97/CE) per contribuire alla salvaguardia e alla valorizzazione del patrimonio culturale (immobile, mobile, archeologico, subacqueo, museale, archivistico...) tramite azioni a livello europeo1.
Un primo campo di intervento investiva la conservazione, la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio culturale europeo sulla base del principio cooperativo. Le azioni così intraprese miravano a sostenere i “cantieri europei del patrimonio” e i progetti conservativi denominati “laboratori europei del patrimonio”, in ragione dell’interesse e del carattere unici dei lavori previsti. In sostanza, questi ultimi riguardavano opere, monumenti e siti di eccezionale importanza storica e architettonica, rispetto ai quali si rendevano necessari interventi di manutenzione e restauro particolarmente complessi sotto il profilo tecnico e scientifico.
Una seconda azione riguardava la cooperazione per lo scambio di esperienze e lo sviluppo di tecniche conservative del patrimonio artistico. Veniva così dato sostegno ai progetti destinati a identificare e soddisfare i bisogni delle ricerche scientifiche in materia culturale, assicurando nel contempo la diffusione delle informazioni tra gli operatori specializzati (scambi di esperienze, di studi d’inchieste; regolari riunioni di lavoro; seminari multidisciplinari, etc.). Altri progetti finanziati erano quelli volti ad applicare al patrimonio le tecnologie di ultima generazione (prodotti audiovisivi e multimediali, servizi avanzati dell’informazione e della comunicazione) o a favorire la mobilità e il perfezionamento delle figure professionali. Raphaël doveva contribuire, inoltre, all’accesso, alla partecipazione e alla sensibilizzazione dei cittadini al patrimonio culturale, segnatamente con l’erogazione di contributi a progetti di cooperazione transnazionale legati ai sistemi e ai prodotti multimediali, in modo da consentire al pubblico la fruizione di opere d’arte conservate nei diversi Paesi membri.
Ariane (istituito con decisione n. 2085/97/CE), infine, aveva lo scopo di favorire la diffusione di opere letterarie (“romanzi, racconti, saggi, opere di storia letteraria, biografie, opere teatrali, poesie”) di origine europea, segnatamente grazie alla traduzione e alla promozione della lettura2. Nel novero delle azioni approvate, comunque, rientravano anche i contributi a organismi (associazioni, organizzazioni professionali, fondazioni, soggetti non profit) e collettività territoriali per la realizzazione di significative cooperazioni d’interesse europeo, condotte da almeno tre Stati membri, nonché il sostegno alle figure professionali che operavano in favore della mutua conoscenza letteraria e della diffusione delle opere europee.
Nella relazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio e al Comitato delle regioni sullo stato di attuazione dei programmi Kaleidoscope, Ariane e Raphaël, nonostante venisse valutato positivamente l’enorme sforzo fatto dalla Comunità nel settore della cultura, erano ben indicati alcuni “punti deboli o difetti costanti” nella gestione degli stessi da parte degli organi comunitari preposti, quali:
  • l’eccessiva tipizzazione dei settori a discapito di altri;
  • la complessità delle procedure volte all'assegnazione dei finanziamenti;
  • la scarsa promozione e informazione dovute alla frammentazione in tre diversi programmi, per l’assenza principalmente di un progetto unico che avrebbe garantito maggiore efficacia e visibilità all’intero settore della cultura.
Tali perplessità non sono rimaste inascoltate e, sotto tale profilo, Cultura 2000 (adottato con decisione comune del Parlamento europeo e del Consiglio 14 febbraio 2000, n. 508/2000/CE) ha rappresentato un significativo progresso rispetto al passato, poiché agendo in chiave generalista, è andato a costituire l’unico strumento di finanziamento delle attività culturali per il periodo 2000-20043. Non sono invece mutati i principi ispiratori dell’azione comunitaria di sostegno, fra i quali assume primaria importanza quello di partenariato, che non implica solo la cooperazione (e l’associazione) fra Stati, quanto piuttosto l’agire congiunto di tutti i soggetti della vita sociale e istituzionale. Vanno poi ricordati l’accento posto sulla tutela dei beni culturali e la preferenza delle istituzioni comunitarie per i progetti che danno vita a forme di cooperazione transnazionale. Il favor dell’Unione per l’associazionismo è, infatti, un elemento caratteristico delle politiche europee, e specialmente di quelle che prevedono il ricorso ai fondi strutturali. In particolare, può essere segnalata la disponibilità del Fondo europeo di sviluppo regionale, attraverso l’iniziativa Interreg, a finanziare le forme di collaborazione transnazionale e transfrontaliera, e la disciplina comunitaria in tema di gemellaggi. La valorizzazione dei beni culturali costituisce un tratto saliente della normativa comunitaria, soprattutto in chiave d’interazione fra le istituzioni nazionali preposte al settore e la società civile. Vanno lette in questo senso le aperture all’intervento dei privati nella gestione delle opere d’arte, l’attenzione verso gli aspetti economici e professionali del circuito culturale (affinamento delle competenze, miglioramento delle tecniche di manutenzione e restauro, approccio multimediale, etc.) e la preferenza per i progetti di grande ricaduta sul pubblico. Il programma d’azione Cultura 2000 ha segnato, da un lato, un temporaneo punto d’arrivo della politica comunitaria in materia di beni culturali e ha dato attuazione, dall’altro, in maniera organica all’art. 151 del Trattato. Ha incoraggiato la creazione, la conoscenza e la diffusione della cultura dei popoli europei (nel campo della musica, della letteratura, dello spettacolo dal vivo, dei beni immobili e mobili e delle nuove forme espressive) promuovendo la cooperazione tra organismi e operatori culturali e le competenti istituzioni culturali degli Stati membri. Ha sostenuto le iniziative che, per la loro portata e la dimensione europea, favoriscono lo sviluppo delle culture all’interno ed all’esterno dell’Unione. Attraverso questo programma l’Unione ha contribuito economicamente alla realizzazione di progetti suggeriti dagli operatori del settore (amministrazioni pubbliche o privati), sotto forma di azioni specifiche caratterizzate dalla novità e dalla sperimentazione, o di azioni integrate all’interno di accordi di cooperazione (ad esempio con gli Stati aderenti allo Spazio economico europeo).
Il programma ha coinvolto i 25, all’epoca, Stati dell’Unione Europea, i paesi dello Spazio economico Europeo (Islanda, Liechtenstein e Norvegia), e 3 Paesi, Bulgaria, Romania e Turchia, i primi due, all’epoca, futuri Paesi membri, ed il terzo, candidato all’adesione UE.
I progetti annuali dovevano coinvolgere operatori culturali appartenenti ad almeno 3 Paesi differenti, mentre per i progetti pluriennali era necessaria l’adesione di operatori provenienti da almeno 5 Paesi.
Erano ammesse le candidature di organizzazioni pubbliche e private, dotate di statuto giuridico, il cui settore di attività prevalente fosse quello culturale.
Il finanziamento richiesto per i progetti annuali doveva essere compreso tra 50.000 e 150.000 € e non poteva superare il 50% del bilancio complessivo ammissibile del progetto.
Il finanziamento richiesto per i progetti pluriennali doveva essere superiore a 50.000 e inferiore a 300.000 € annui e non poteva superare il 60% del bilancio complessivo ammissibile del progetto.

Gli obiettivi che il programma ha perseguito sono: 

  1. la promozione del dialogo culturale e della reciproca conoscenza della cultura e della storia dei popoli europei;
  2. la promozione della creatività e della diffusione transnazionale della cultura nonché della circolazione degli artisti, degli autori e di altri professionisti e operatori culturali oltre che delle loro opere, attribuendo particolare rilievo a persone giovani e socialmente svantaggiate;
  3. la valorizzazione della diversità culturale e sviluppo di nuove forme di espressione culturale;
  4. la condivisione e valorizzazione, a livello europeo, del patrimonio culturale comune di rilevanza europea;
  5. la diffusione di know-how e la promozione di buone pratiche relative alla sua conservazione e salvaguardia;
  6. la considerazione del ruolo della cultura nello sviluppo socioeconomico;
  7. la promozione di un dialogo interculturale e di uno scambio reciproco tra culture europee e non europee;
  8. il riconoscimento esplicito della cultura come fattore economico e di integrazione sociale e di cittadinanza;
  9. il miglioramento dell’accesso e della partecipazione alla cultura dell’Unione europea da parte da parte del maggior numero possibile di cittadini.

Il programma era articolato in 4 assi strategici:

  1. patrimonio culturale europeo comune;
  2. creazione artistica e letteraria europea;
  3. conoscenza reciproca della storia e della cultura dei popoli d’Europa;
  4. azioni riservate (quali le iniziative “Presidenza del Consiglio dell’Unione europea” e “Capitali europee della Cultura”)
Il conseguimento degli obiettivi previsti si realizza tramite:
  1. Azioni specifiche, innovative e sperimentali,
  2. Azioni integrate,
  3. Avvenimenti culturali speciali.
Le azioni specifiche, innovative e sperimentali coinvolgevano gli operatori di almeno 3 Stati membri. Queste ricomprendevano progetti di cooperazione, a carattere innovativo e/o sperimentale, intesi a:

  1. favorire lo sviluppo di nuove forme di espressione culturale, accanto a quelle tradizionali;
  2. migliorare l’accesso ai libri e alla lettura e formare i professionisti di questo settore;
  3. migliorare l’accesso e la partecipazione dei cittadini europei alla cultura, in particolare dei giovani e delle fasce sociali più svantaggiate;
  4. favorire la creazione di strumenti multimediali adeguati ai vari tipi di pubblico, per rendere la creazione artistica e il patrimonio culturale europeo maggiormente accessibili a tutti;
  5. promuovere iniziative, scambi di esperienze e la cooperazione tra operatori culturali e socio-culturali operanti nel settore dell’integrazione sociale;
  6. promuovere la cooperazione, su temi di interesse comune, tra operatori culturali dell’UE e di Paesi terzi al fine di favorire il dialogo interculturale;
  7. favorire la diffusione di manifestazioni culturali dal vivo mediante l’impiego delle nuove tecnologie 
Le azioni integrate nel quadro di accordi di cooperazione culturale, avevano ad oggetto l’organizzazione in rete di operatori, organismi e istituzioni culturali, nella forma di accordi di cooperazione culturale strutturati e pluriennali, in vista della realizzazione di azioni culturali transnazionali. Gli accordi potevano prevedere la realizzazione di tutte o alcune delle seguenti azioni:
- coproduzione e diffusione di opere e altre manifestazioni (mostre, festival..), per renderle accessibili al maggior numero di cittadini;
- mobilità degli artisti e degli altri operatori culturali;
- perfezionamento dei professionisti del settore culturale e scambi di esperienze;
- valorizzazione di siti culturali e monumenti sul territorio dell’UE, per migliorare la conoscenza della cultura europea;
- progetti di sensibilizzazione del pubblico, d’insegnamento e diffusione delle conoscenze, ricerche e incontri su temi culturali di rilevanza europea;
- progetti concernenti l’impiego delle nuove tecnologie in ambito culturale;  
- progetti intesi a valorizzare la diversità culturale e il multilinguismo, e a promuovere la conoscenza reciproca della storia, dei valori e del patrimonio culturale comune dei popoli europei

Gli avvenimenti culturali speciali aventi una dimensione sovranazionale, dovevano contribuire a una migliore presa di coscienza dell’appartenenza alla comunità europea. Si articolavano in:
- iniziative di grande portata e vasta risonanza volte a diffondere presso i cittadini europei la consapevolezza di appartenere ad una stessa comunità e a sensibilizzarli alla diversità culturale (“la Capitale europea della cultura” e “il Mese culturale europeo” sono manifestazioni culturali innovative, di forte attrattiva e accessibili al grande pubblico, che associano in particolare l’istruzione, le arti e la cultura);
- riconoscimento e valorizzazione del talento artistico europeo, soprattutto tra i giovani, mediante l’istituzione di premi europei nei diversi settori culturali;
- “Laboratori europei del patrimonio”, ossia progetti di grande importanza, ammessi dalle autorità nazionali competenti per la cultura, diretti alla conservazione e salvaguardia del patrimonio culturale, diretti a favorire lo sviluppo e la diffusione di tecniche e metodi innovativi.

Per quanto concerne specificatamente i beni culturali, Cultura 2000 ha sostenuto numerose iniziative, facendo leva sulle best practice per la conservazione e la tutela del patrimonio culturale, in particolare allorquando queste hanno rappresentato il frutto della cooperazione internazionale e delle conoscenze tra istituzioni e operatori.

Parallelamente e a supporto degli interventi realizzati attraverso i programmi Cultura 2000, l’Unione ha incentivato la costruzione di infrastrutture culturali nell’ambito della politica di sviluppo regionale.
Al riguardo l’attenzione deve essere rivolta innanzitutto al già citato “Fondo europeo per lo sviluppo regionale” (FESR). Tale fondo (istituito con il Regolamento del Consiglio n. 724/1975, e modificato con Regolamento n. 1783/1999 e attualmente disciplinato dal Regolamento n. 1080/2006), ha come finalità principale la promozione della coesione economica, sociale e culturale attraverso la correzione degli squilibri regionali.
È proprio attraverso l’utilizzo del FESR, che annualmente sono stati finanziati nei diversi Stati membri, al fine di realizzare gli obiettivi sopra esposti, progetti per la costruzione di spazi destinati anche ad attività culturali o per il risanamento di edifici storici con l’intento di trasformarli in musei, biblioteche auditorium, centri multimediali.

Tra le iniziative culturali del FESR merita di essere menzionato il programma Interreg III, volto ad incentivare la cooperazione tra regioni appartenenti all’Unione europea per il periodo 2000-2006.
L’obiettivo della nuova fase del programma (avviata con la revisione del 2004) è stato quello di rafforzare la coesione economica e sociale all’interno dell’UE, promuovendo da un lato la cooperazione transfrontaliera, transnazionale e interregionale e dall’altro lo sviluppo equilibrato del territorio.
Una particolare attenzione è stata riservata alle regioni ultraperiferiche, alle regioni situate lungo le frontiere esterne dell’Unione e ai Paesi candidati all’adesione.
Interreg III ricomprendeva tre sezioni:
  • Sezione A: cooperazione transfrontaliera
  • Sezione B: cooperazione transnazionale
  • Sezione C: cooperazione interregionale
I principi su cui riposava la cooperazione nell’ambito dell’iniziativa Interreg erano i seguenti:
  • strategia trasfrontaliera/transnazionale e programma di sviluppo congiunti;
  • partenariato e impostazione “dal basso”;
  • complementarietà rispetto ai programmi generali dei Fondi strutturali;
  • promozione di una maggiore integrazione nell’ambito dell’attuazione delle iniziative comunitarie;
  • coordinamento efficace tra Interreg III e gli strumenti comunitari di politica esterna, segnatamente tenendo conto dell’allargamento.
Sezione A
La cooperazione transfrontaliera tra zone contigue mirava a promuovere lo sviluppo regionale integrato mediante la realizzare di centri economici e sociali transfrontalieri e l’attuazione di strategie di sviluppo comuni.
Le aree interessate dalla Sezione A di Interreg III erano in particolare:
  • tutte le zone situate lungo le frontiere terrestri interne ed esterne dell’Unione Europea;
  • alcune zone marittime.
In alcuni casi potevano ottenere un finanziamento anche zone adiacenti a quelle sopra indicate. Lo stesso vale per le zone che, pur non appartenendo al livello indicato, sono circondate da zone situate lungo le frontiere o da zone contigue a quelle adiacenti alle frontiere. In entrambi i casi il contributo era accordato a condizione che le misure non rappresentassero più del 20% della spesa globale del programma Interreg interessato.
Settori di azione prioritari erano:
  • promozione dello sviluppo urbano, rurale e costiero;
  • incentivazione dell’imprenditorialità, dello sviluppo delle piccole imprese, compreso il settore turistico, e dell’occupazione locale;
  • promozione dell’integrazione nel mercato del lavoro e dell’integrazione sociale;
  • condivisione di risorse umane e di strutture in materia di ricerca, sviluppo tecnologico, istruzione, cultura, comunicazioni e sanità, al fine di aumentare la produttività e contribuire a creare posti di lavoro duraturi;
  • incentivi alla tutela dell’ambiente (locale, globale), risparmio energetico e promozione di fonti di energia rinnovabili;
  • miglioramento dei trasporti, delle reti e dei servizi d’informazione e di comunicazione e dei sistemi idrici ed energetici;
  • aumento della cooperazione nei settori giuridico e amministrativo;
  • incremento delle potenzialità di cooperazione transfrontaliera umana e istituzionale ai fini dello sviluppo economico e della coesione sociale.
Alla Sezione A era destinata la quota preponderante delle risorse finanziarie.

Sezione B

La cooperazione transnazionale prevedeva la partecipazione di autorità nazionali, regionali e locali per la promozione di una migliore integrazione all’interno dell’Unione attraverso la formazione di estesi gruppi di regioni europee. I programmi transnazionali di cooperazione seguivano le raccomandazioni dello SSSE (Schema di Sviluppo dello Spazio europeo)6, per incoraggiare uno sviluppo sostenibile ed equilibrato del territorio comunitario, nonché una migliore integrazione tra gli Stati membri, i Paesi candidati ed altri Paesi limitrofi.
Particolare rilievo veniva posto sulle regioni ultraperiferiche e sulle isole. È anche stata prevista la possibilità di promuovere la cooperazione tra gruppi di regioni che fanno fronte a problemi comuni, come le zone di montagna.
Ai fini della cooperazione transnazionale venivano considerati ammissibili, oltre al territorio dell’Unione, i raggruppamenti di regioni che si ispiravano alle zone già interessate dai programmi 1994-1999 di Interreg II C (assetto del territorio) e delle azioni pilota condotte nel settore dell’assetto territoriale ai sensi dell’ex articolo 10 del regolamento del FESR per il periodo 1994-1999. Particolare rilievo veniva attribuito alle frontiere esterne della Comunità, alle zone ultraperiferiche, alla regione adriatica, a quella del Baltico meridionale ed alle regioni insulari.
Le proposte di cooperazione transnazionale dovevano tenere conto dei seguenti elementi:
  • la legislazione riguardante Interreg II C;
  • le priorità delle politiche comunitarie, in particolare per quanto riguarda le reti transeuropee di trasporti;
  • le raccomandazioni formulate nello schema di sviluppo dello spazio europeo (SSSE).
Le azioni considerate prioritarie sono, pertanto, le seguenti:
  • elaborare strategie di sviluppo territoriale a livello transnazionale, compresa la cooperazione tra città e tra zone urbane e rurali;
  • promuovere sistemi di trasporto efficienti e sostenibili ed agevolare l’accesso alla società dell’informazione;
  • promuovere la salvaguardia dell’ambiente e delle risorse naturali, in particolare di quelle idriche;
  • promuovere l’integrazione (ed eventualmente le attività di cooperazione bilaterale) tra regioni marittime e regioni insulari attribuendo ad ognuna una priorità specifica e un'adeguata dotazione finanziaria;
  • promuovere la cooperazione integrata delle regioni ultraperiferiche.

Gli interventi prescelti dovevano fornire risultati concreti, visibili e innovativi.



Sezione C
La cooperazione interregionale si proponeva di migliorare l’efficacia delle politiche e degli strumenti di sviluppo regionale tramite un ampio scambio di informazioni e di esperienze (creazione di reti).
La sezione C riguarda in particolare le regioni in ritardo di sviluppo e in corso di riconversione. La cooperazione interregionale riprendeva i programmi RECITE e ECOS-Ouverture, due azioni pilota condotte nell’ambito dell’ex articolo 10 del regolamento del FESR per il periodo 1994-1999.
Settori di azione prioritari erano:
  • le attività di cooperazione in settori definiti dalla Commissione quali la ricerca, lo sviluppo tecnologico, l’imprenditorialità, la società dell’informazione, il turismo, la cultura e l’ambiente.
Particolarmente rilevante era la partecipazione delle regioni insulari ed ultraperiferiche, nonché quella dei Paesi candidati, alle diverse reti di operatori. Veniva incoraggiata la cooperazione, anche bilaterale, tra le regioni marittime. Era questa la sezione che godeva dell’incidenza finanziaria minore.
Secondo il programma Interreg, la Commissione fissava stanziamenti indicativi per ciascuno Stato membro, con margini di flessibilità tra le sezioni, in base ai quali gli Stati stessi procedevano alla pertinente ripartizione per sezione, confine e regione, ricercando un idoneo equilibrio tra i contributi da un lato e dall’altro del confine, in funzione delle risorse disponibili.
Le proposte venivano elaborate da comitati transfrontalieri o transnazionali congiunti, oppure da altri organismi costituiti dalle competenti autorità nazionali e regionali/locali nonché dai partner non governativi previsti.
Potevano essere presentate proposte distinte per ciascuna sezione; tuttavia, se i partner lo ritenevano opportuno, i programmi potevano riguardare le tre sezioni (A, B e C) ma dovevano specificare le priorità, le misure e le strutture comuni in relazione a ciascuna sezione.
Le manifestazioni culturali (mostre, festival) erano sovvenzionabili soltanto se generatrici di cooperazione e occupazione in maniera duratura. Di norma, pertanto, non potevano essere finanziati eventi una tantum. Le manifestazioni periodiche potevano essere sovvenzionate solo nella fase iniziale e principalmente per gli aspetti organizzativi piuttosto che per quelli artistici (produzione, acquisto di opere, compensi agli artisti).
I progetti che beneficiavano di contributi provenienti da altri strumenti finanziari della Comunità, come ad esempio Cultura 2000, non erano sovvenzionabili con fondi Interreg.
In Italia le regioni in cui è stato possibile effettuare interventi secondo il presente programma erano Piemonte, Lombardia, Liguria, Toscana, Umbria, Lazio, Campania, Sardegna, Basilicata, Calabria, Sicilia, Valle d’Aosta, Emilia-Romagna.

Allo scopo di rafforzare l’industria audiovisiva europea, e con scadenza temporale l’anno 2006, era stato varato il programma Media Plus.
Gli obiettivi dell’iniziativa erano i seguenti:
  • miglioramento della competitività del settore audiovisivo europeo sul mercato mediante l’incentivazione dello sviluppo, della distribuzione e della promozione di opere audiovisive europee, tenendo conto dello sviluppo delle nuove tecnologie;
  • rafforzamento dei settori che contribuivano al miglioramento della circolazione transnazionale di opere europee;
  • rispetto e promozione della diversità linguistica e culturale in Europa;
  • valorizzazione del patrimonio audiovisivo europeo, con particolare riferimento alla sua digitalizzazione e messa in rete;
  • sviluppo del settore audiovisivo nei Paesi o nelle Regioni caratterizzati da scarsa capacità di produzione audiovisiva e/o da un’area linguistica o geografica limitata e rafforzamento della messa in rete e della cooperazione transnazionale tra piccole e medie imprese;
  • diffusione di nuovi tipi di contenuti audiovisivi che utilizzassero le nuove tecnologie.
Generalmente, il finanziamento comunitario non superava il 50% dei costi totali ammissibili del progetto, o il 60% per i progetti che contribuivano a valorizzare la diversità culturale europea.
La partecipazione all’iniziativa non riguardava i soli Stati dell’UE, ma anche i Paesi dell’EFTA e dello SEE e la Bulgaria.
I soggetti beneficiari erano società indipendenti aventi come attività principale la produzione audiovisiva e/o multimediale.



Cultura 2007

Cultura 2007, è l’attuale programma europeo per finanziare la cultura, istituito con la decisione n. 1855/2006/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 12 dicembre 2006, è attuato per il periodo dal 10 gennaio 2007 al 31 dicembre 2013.
Per preparare questo nuovo programma e per fare il punto delle azioni condotte nel settore della cooperazione culturale, sono stati oggetto di valutazione le azioni e i programmi comunitari in campo culturale. A queste si sono aggiunti i contributi provenienti dal settore culturale e l’esperienza acquisita dalla Commissione nell’attuazione dei suoi programmi. Se da un lato è stata dimostrata la fondatezza e la pertinenza dell’azione culturale dell’Unione europea, dall’altro sono emerse alcune problematiche su cui il nuovo programma non ha potuto non intervenire.
È stata riscontrata l’eccessiva frammentarietà dell’azione comunitaria. Accanto al programma quadro Cultura 2000 coesistevano, infatti, soprattutto due grandi azioni comunitarie: il sostegno agli organismi d’interesse culturale europeo e la manifestazione “Capitali europee della cultura”. Ma il legame che univa queste azioni al programma era troppo debole. Questa dispersione ha nuociuto all’immagine della Comunità in quanto i cittadini europei non sono stati in grado di comprendere l’ampiezza degli sforzi intrapresi per preservare e far conoscere le loro culture e, soprattutto, la coesistenza di questi tre strumenti ha indebolito la coerenza del sistema.
Il programma Cultura 2000, considerati gli scarsi mezzi finanziari di cui poteva disporre, ha perseguito un numero troppo alto di obiettivi. Ciò ha ridotto la sua efficacia e la sua visibilità perché i numerosi differenti progetti sostenuti, hanno dato l’impressione di una dispersione di forze.
Inoltre, la compartimentazione tra le diverse discipline culturali nell’ambito del programma Cultura 2000 è stata una costrizione per gli operatori, dal momento che ha impedito di considerare in misura sufficiente l’evolutiva realtà del settore con il rischio di escludere alcune forme di espressione culturale.
Alcune azioni, difatti, non sono state prese in considerazione dal programma, come ad esempio il sostegno alle attività di riflessione sugli obiettivi e sui mezzi della cooperazione culturale in Europa.
Cultura 2007 contribuisce a rafforzare gli obiettivi trasversali della Comunità, in particolare promuovendo il principio fondamentale della libertà d’espressione, sensibilizzando all’importanza di contribuire allo sviluppo sostenibile, cercando di incentivare la comprensione reciproca e la tolleranza nell’ambito dell’Unione europea, volendo contribuire a eliminare tutte le discriminazioni fondate sul sesso, la razza, l’origine etnica, la religione o le convinzioni personali, gli handicap, l’età o le tendenze sessuali.
L’obiettivo generale della nuova azione comunitaria è la realizzazione di uno spazio culturale comune attraverso lo sviluppo della cooperazione culturale in Europa. Quest’azione deve contribuire allo sviluppo di un’identità europea a partire dagli stessi cittadini europei; ciononostante le istituzioni europee hanno bisogno di soggetti intermedi per poter raggiungere i cittadini e offrire azioni culturali di qualità di dimensione europea7. Questi intermediari sono, ad esempio, i teatri, i musei, le associazioni professionali, i centri di ricerca, le università, gli istituti di cultura, i poteri pubblici. Affinché l’azione comunitaria divenga efficace ne è stato ristretto il campo di intervento a tre obiettivi specifici:
  1. il sostegno alla mobilità transnazionale delle persone che lavorano nel settore culturale,
  2. il sostegno alla circolazione transnazionale delle opere e dei prodotti artistici e culturali,
  3. il sostegno al dialogo interculturale.
Devono esserci per gli operatori culturali, e dunque per i cittadini, maggiori occasioni di creare reti, realizzare progetti, essere più mobili o favorire il dialogo culturale dentro e fuori l’Europa.
I progetti sostenuti dal programma dovranno avere una portata sufficientemente ampia e presentare un notevole valore aggiunto europeo: ogni progetto dovrà dunque perseguire almeno due dei suddetti obiettivi.
Rispetto alle prime due generazioni dell’azione culturale, Cultura 2007 si propone come uno strumento coerente, globale e completo a favore della cooperazione culturale multilaterale in Europa, capace di tener conto di tutta la complessità del fenomeno. Per questo prevede tre livelli d’intervento che interessano tre strati diversi e complementari della cooperazione culturale e rispondono a necessità distinte ma interdipendenti fra loro. La principale novità di Cultura 2007 è, quindi, una visione globale, che considera il settore culturale nel suo insieme e favorisce le sinergie. Per la realizzazione delle azioni specifiche Cultura 2007 permette poi la cooperazione con organizzazioni internazionali impegnate in campo culturale, come l’UNESCO o il Consiglio d’Europa.
Ciascuna di queste azioni deve essere vista attraverso il prisma dei tre obiettivi specifici. Tali obiettivi presentano un reale valore aggiunto europeo, in quanto essi non possono essere raggiunti mediante un’unica azione nazionale.

  1. Sostegno alla mobilità transnazionale delle persone che lavorano nel settore
culturale
Spesso ancora oggi l’informazione messa a disposizione dei professionisti per quanto riguarda le condizioni sociali, giuridiche e fiscali applicabili in caso di soggiorno di breve o di lunga durata in un altro paese è troppo frammentaria. Per favorire la mobilità di questi professionisti sembra indispensabile appoggiare la realizzazione di reti, aumentare il coordinamento e promuovere la divulgazione delle conoscenze e delle informazioni. L’azione comunitaria nel settore culturale incoraggerà due tipi di mobilità:
  • la mobilità allo scopo di prestare servizi culturali (ad esempio, tournée) o di stabilirsi,
  • la mobilità allo scopo di formarsi, di confrontarsi con altre culture o pratiche artistiche e di scambiare esperienze.
  1. Sostegno alla circolazione transnazionale delle opere d’arte e dei prodotti artistici
e culturali

Far circolare opere d’arte – materiali o immateriali – e prodotti artistici e culturali al di là delle frontiere nazionali comporta un costo spesso eccessivo per l’organizzatore: spese di trasporto, spese d’assicurazione, spese di analisi di nuovi mercati, maggiori investimenti pubblicitari per far conoscere opere o artisti forse meno noti all’estero, investimento di tempo per conoscere il mercato di ricezione (strutture d’accoglienza, formalità giuridiche e amministrative, ecc.). Questo obiettivo rientra tra quelli stabiliti dagli artt. 3, paragrafo 1, lettera q), e 151 del trattato CE e corrisponde ad alcuni compiti comunitari di base (il completamento del mercato interno e il rafforzamento dell’integrazione europea grazie alla realizzazione di uno spazio culturale comune).
  1. Sostegno al dialogo interculturale
Il dialogo interculturale, in quanto scambio fondato sull’apertura e sull’uguaglianza tra culture, porta ad un arricchimento reciproco e alla ricerca comune di valori e interpretazioni condivise. Inoltre, può svolgere un ruolo fondamentale nell’integrazione dei nuovi cittadini europei provenienti da culture diverse.

Cultura 2007 riunisce poi in un solo strumento finanziario i vari aspetti della cooperazione culturale e sviluppa tre tipi d’azione.
  1. Sostegno ad azioni culturali
È un sostegno diretto a favore di progetti europei di cooperazione pluriennale, che riguardano almeno due degli obiettivi specifici definiti sopra. Si articola in poli di cooperazione, azioni di cooperazione ed azioni speciali.
I “poli di cooperazione” mettono l’accento sul carattere duraturo della cooperazione. Ogni polo raggruppa operatori di uno o più settori attorno a diverse attività o progetti pluriennali, di natura settoriale o transettoriale, che perseguono obiettivi comuni. A ciascun progetto di cooperazione devono partecipare almeno 6 operatori di 6 Paesi diversi partecipanti al programma. Debbono fondarsi su un accordo di cooperazione, ossia su un documento comune avente forma giuridica in uno dei paesi partecipanti e firmato da tutti i coorganizzatori. Il sostegno comunitario non può superare il 50% del bilancio del progetto e ha carattere decrescente. Non può superare 500.000 € l’anno per tutte le attività dei progetti di cooperazione. Il sostegno è concesso per un periodo che va dai 3 ai 5 anni. Circa il 32% del bilancio totale del programma è riservato a questo tipo di sostegno. I poli sono selezionati a seguito di inviti a presentare proposte.
Le “azioni di cooperazione” sono orientate alla creatività e all’innovazione ed aprono la via a nuove cooperazioni che, in alcuni casi, possono continuare nell’ambito di poli di cooperazione. Queste azioni di cooperazione, della durata massima di un anno, raggruppano almeno 3 operatori culturali di 3 paesi partecipanti diversi attorno ad azioni di natura settoriale o transettoriale. Verranno particolarmente incoraggiate le azioni intese ad esplorare possibilità di cooperazione da sviluppare in un periodo più lungo. Il sostegno comunitario non può superare il 50% del bilancio del progetto e non può essere inferiore a 50.000 € né superiore a 200.000 €. Circa il 29% del bilancio totale del programma è riservato a questa forma di sostegno. Le azioni sono selezionate a seguito di inviti a presentare proposte.
Le “azioni speciali” si distinguono per il loro carattere emblematico e federativo. Di dimensione e portata rilevanti, queste azioni dovrebbero avere una risonanza significativa presso i popoli dell’Europa e contribuire a una migliore presa di coscienza dell’appartenenza ad una stessa comunità, alla sensibilizzazione alla diversità culturale degli Stati membri e al dialogo interculturale ed internazionale. Debbono rientrare in almeno due dei tre obiettivi specifici. Tra le “azioni speciali” rientrano le “Capitali europee della cultura”, di cui si dovrà rafforzare la dimensione europea. Potranno essere sostenute come “azioni speciali” anche le assegnazioni di premi che, mettendo in luce artisti, opere o realizzazioni culturali o artistiche e facendoli conoscere oltre le frontiere nazionali, favoriscono la mobilità e gli scambi. Potranno inoltre essere incoraggiate le azioni di cooperazione con i paesi terzi e con le organizzazioni internazionali. Il sostegno comunitario non può superare il 60% del bilancio del progetto. Circa il 16% del bilancio totale del programma è riservato a questo tipo di sostegno. Le azioni sono selezionate a seguito di inviti a presentare proposte e di gare di appalto.
Questo aspetto Intende in generale contribuire al dinamismo dell’attività culturale a dimensione europea e si concretizza in azioni visibili per il cittadino europeo sia all’interno sia all’esterno del territorio dei Paesi che partecipano al programma. Inoltre, quest’aspetto permetterà all’Unione europea di rafforzare la sua influenza culturale internazionale favorendo un gran numero di progetti.
  1. Sostegno ad organismi europei attivi nel settore culturale
Il sostegno diretto a progetti di cooperazione, deve essere tuttavia completato attraverso un intervento più strutturale a favore della cooperazione. È dato così aiuto, sotto forma di sovvenzione, al funzionamento degli organismi che operano in modo duraturo a favore della cooperazione culturale o che svolgono il ruolo di “ambasciatori” della cultura europea e che vantano una grande competenza in materia. Cultura 2007 prevede il sostegno a favore di tali organismi per aumentare la coerenza dell’azione comunitaria, facendo fruttare la loro esperienza e sviluppando la loro attività. Circa il 10% del bilancio totale del programma è riservato a questo tipo di sostegno. Agli organismi che operano a favore della cooperazione culturale può essere accordato un sostegno:
 
- svolgendo funzioni di rappresentanza a livello comunitario;
  • raccogliendo o diffondendo informazioni atte a facilitare la cooperazione culturale
transeuropea;
- collegando in rete a livello europeo organismi attivi nel settore della cultura;
  • partecipando alla realizzazione di progetti di cooperazione culturale o svolgendo il
ruolo di ambasciatori della cultura europea.
Questi organismi devono avere una reale dimensione europea, e devono esercitare le loro attività a livello europeo, autonomamente o in coordinamento con altre associazioni, e tanto la loro struttura (membri iscritti) quanto le loro attività debbono avere una potenziale influenza a livello di Unione o interessare almeno 7 Paesi europei. L’importo totale delle sovvenzioni di funzionamento non può superare l’80% delle spese finanziabili dell’organismo nell’anno civile per il quale la sovvenzione è concessa.
Rientra in tale quadro anche il sostegno alle iniziative volte a preservare i principali siti ed archivi connessi con le deportazioni, in memoria delle quali sono stati eretti monumenti negli ex campi di concentramento ed in altri luoghi di martirio e di sterminio su larga scala di civili, oltreché il sostegno alle iniziative volte a conservare la memoria delle vittime in tali siti.
  1. Sostegno a lavori d’analisi nonché alla raccolta ed alla diffusione dell’informazione nel settore della cooperazione culturale
Tale aspetto, a cui è destinato circa il 5% del bilancio totale, mira a sostenere l’analisi e l’informazione, al fine di creare un ambiente propizio alla cooperazione. Comporta tre forme differenti di sostegno.
a) Per garantire una diffusione mirata ed efficace di informazioni pratiche riguardanti il programma, questo prevede il sostegno di “punti di contatto Cultura” vicini ai beneficiari. Questi organi, che operano a livello nazionale, sono istituiti in collaborazione con gli Stati membri e su base volontaria ed hanno il compito di:
  • garantire la promozione del programma;
  • agevolare l’accesso al programma e incoraggiare la partecipazione del maggior numero possibile di professionisti e di operatori culturali grazie ad una diffusione effettiva delle informazioni e sviluppando tra loro le appropriate iniziative in rete;
  • garantire un contatto efficace con le diverse istituzioni che sostengono il settore culturale negli Stati membri,contribuendo in tal modo alla complementarità tra le azioni del programma e le misure di sostegno nazionali;
  • garantire, se necessario, l’informazione su altri programmi comunitari accessibili ai progetti culturali.
Questi debbono: disporre di personale sufficiente dotato di qualificazioni professionali attinenti alle loro funzioni, e di qualificazioni linguistiche adeguate al lavoro in un ambiente di cooperazione internazionale; disporre di infrastrutture adeguate, in particolare per quanto riguarda le attrezzature informatiche e i mezzi di comunicazione; operare in un contesto amministrativo che consenta loro di adempiere correttamente i compiti ad essi affidati e di evitare conflitti d’interesse.
b) Il programma sostiene, inoltre, la realizzazione di “lavori d’analisi nel settore della cooperazione culturale”. Questo sostegno ha lo scopo di aumentare il volume e la quantità delle informazioni e dei dati numerici per sviluppare dati comparativi e analisi riguardanti la cooperazione culturale su scala europea, in particolare riguardo per la mobilità dei creatori e degli operatori della cultura, la circolazione delle opere d’arte e dei prodotti artistici e culturali ed il dialogo interculturale. In tale contesto possono essere sostenuti gli studi e i lavori d’analisi che contribuiscono ad arricchire la conoscenza del fenomeno della cooperazione culturale transeuropea e a creare un ambiente propizio al suo sviluppo.
c) Sono, infine, sostenuti “la raccolta e la diffusione dell’informazione e le attività che ottimizzano l’impatto dei progetti nel settore della cooperazione culturale” attraverso la concezione di uno strumento Internet adeguato alle necessità dei professionisti della cultura. Tale strumento dovrebbe rendere possibile lo scambio di esperienze e di buone prassi, la diffusione di informazioni riguardanti il programma nonché la cooperazione culturale transeuropea in generale.

La Commissione affida la gestione del programma ad un’agenzia esecutiva e mette in opera modalità più semplici per i beneficiari (enti pubblici, fondazioni, associazioni, università, istituti di ricerca, imprese). Ha voluto semplificare i formulari e rendere più trasparenti le procedure e l’informazione relativa alla concessione delle sovvenzioni. Ha desiderato applicare il principio di proporzionalità, nel rispetto delle norme finanziarie in vigore, ricorrendo a sistemi forfettari quando si tratti di modesti contributi.
La Commissione continuerà ad applicare un sistema di audit che permette di verificare l’utilizzo delle sovvenzioni e di chiedere ai beneficiari delle sovvenzioni di giustificare il loro utilizzo per un periodo massimo di cinque anni. Ha anche accesso agli uffici dei beneficiari oltre che a tutte le informazioni necessarie. I risultati di questi audit potranno, se necessario, portare a decisioni di recupero delle spese. La Corte dei Conti e l’Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) godono degli stessi diritti.
A metà percorso, entro il 31 dicembre 2010, la Commissione pubblicherà una prima relazione intermedia di valutazione del programma. Entro il 31 dicembre 2011 tale relazione sarà seguita da una comunicazione sulla continuazione del programma. Infine, entro il 31 dicembre 2015, la Commissione presenterà una relazione di valutazione a posteriori.
Il nuovo programma abbandona, quindi, come detto, l’approccio settoriale per discipline artistiche e culturali e consente agli operatori di proporre progetti che corrispondono ai loro interessi ed alle loro aspirazioni, che siano settoriali o transettoriali, purché perseguano almeno due degli obiettivi suddetti. Nessun settore dell’attività culturale ed artistica viene escluso a priori.
L’azione culturale comunitaria si apre ad una grande varietà di partecipanti, dalle amministrazioni e dalle associazioni culturali alle reti e alle imprese del settore culturale, e permette forme molteplici e variabili di cooperazione.
Il programma si apre poi maggiormente ai partecipanti provenienti dai paesi terzi, particolarmente dai paesi oggetto della nuova politica di vicinato. Possono prendervi parte, infatti, oltre ai 27 paesi membri UE, i paesi EFTA membri del SEE (Islanda, Norvegia e Liechtenstein), i paesi candidati che beneficiano di una strategia di preadesione all’Unione come la Turchia, la Croazia e in seguito l'ex Repubblica jugoslava di Macedonia (SYRON), i paesi dei Balcani occidentali (Albania, Bosnia-Erzegovina, Montenegro, Serbia) e altri paesi terzi facenti parte di accordi di associazione o cooperazione contenenti clausole culturali. Vengono sostenuti anche progetti da realizzare al di fuori delle frontiere dell’Unione europea, contribuendo a far crescere la sua influenza nel mondo.
La dotazione del Programma è fissata in 408 milioni di euro. Gli aiuti finanziari assumono la forma di sovvenzioni a persone giuridiche ma è altresì prevista l’assegnazione di borse a persone fisiche. La Commissione può anche assegnare premi a persone fisiche o giuridiche per azioni o progetti attuati nell’ambito del programma. Secondo la natura dell’azione, possono anche essere autorizzati finanziamenti forfettari.
Indicativamente la ripartizione indicativa del bilancio annuale per programma è così prevista:

ASPETTI
PERCENTUALE DEL BILANCIO
Aspetto 1 (sostegno ad azioni culturali) Circa il 77%
  • progetti di cooperazione pluriennale
Circa il 32%
  • azioni di cooperazione
Circa il 29%
  • azioni speciali
Circa il 16%
Aspetto 2 (sostegno agli organismi attivi a livello europeo nel settore della cultura) Circa il 10%
Aspetto 3 (sostegno ai lavori d’analisi, raccolta e diffusione dell’informazione
Circa il 5%
Totale spese operative Circa il 92%
Gestione del programma Circa il 8%



Media 2007
In materia di produzione audiovisiva la Decisione 1718/2006 ha dato attuazione al programma Media 2007, il quale va a sostituirsi, per il periodo 2007-2013, al precedente Media plus.
Gli obiettivi globali del programma sono:
  1. la conservazione e la valorizzazione della diversità culturale e linguistica europea e del patrimonio audiovisivo cinematografico, la garanzia dell’accesso al pubblico dello stesso e l’incoraggiamento del dialogo tra le culture;
  2. l’accrescimento della circolazione e della visibilità delle opere audiovisive europee all’interno e all’esterno dell’Unione europea, accompagnato all’intensificazione fra l’altro della cooperazione fra le parti attive;
  3. il rafforzamento della concorrenzialità del settore audiovisivo europeo nel quadro di un mercato europeo aperto e concorrenziale propizio all’occupazione, con la promozione fra l’altro dei collegamenti tra i professionisti dell’audiovisivo.
Per realizzare tali obiettivi, il programma interviene sostenendo:
  1. a monte della produzione audiovisiva: l’acquisizione e il perfezionamento delle competenze nel settore audiovisivo e lo sviluppo delle opere audiovisive europee;
  2. a valle della produzione audiovisiva: la distribuzione e la promozione delle opere audiovisive europee;
  3. i progetti pilota intesi a garantire l’adeguamento del programma agli sviluppi del mercato.
Oltre agli obiettivi generali, Media 2007 è orientato a perseguire le seguenti priorità trasversali:
  1. l’incoraggiamento della creazione nel settore audiovisivo e della conoscenza e diffusione del patrimonio audiovisivo e cinematografico europeo;
  2. il rafforzamento della struttura del settore europeo dell’audiovisivo, in particolare delle PMI;
  3. la riduzione, nel mercato audiovisivo europeo, degli squilibri tra paesi a forte capacità di produzione di audiovisivi e paesi o regioni con scarsa capacità di produzione di audiovisivi e/o ad area geografica e linguistica limitata;
  4. il seguito e il sostegno degli sviluppi del mercato in materia di digitalizzazione, compresa la promozione di cataloghi attraenti di film europei forniti su piattaforme digitali.

Gli interventi promossi da Media 2007 a monte della produzione audiovisiva hanno ad oggetto due settori d’intervento.
  1. Acquisizione e perfezionamento delle competenze nel settore audiovisivo
Relativamente a tale settore il programma ha due obiettivi specifici.
  1. Rafforzare le competenze dei professionisti europei dell’audiovisivo nei settori dello sviluppo, della produzione, della distribuzione/diffusione e della promozione, al fine di migliorare la qualità e il potenziale delle opere audiovisive europee.
In particolare sono sostenute azioni riguardanti le tecniche di scrittura di sceneggiature, per migliorare la qualità delle opere audiovisive europee e il loro potenziale di circolazione; la gestione economica, finanziaria e commerciale della produzione, distribuzione e promozione delle opere audiovisive, per consentire l’elaborazione di strategie europee fin dalla fase di sviluppo; la previsione a monte del ricorso alle tecnologie digitali per la produzione, postproduzione, distribuzione, commercializzazione e archiviazione dei programmi audiovisivi europei. Sono anche prese iniziative per garantire la partecipazione di professionisti e formatori di paesi diversi da quelli in cui si svolgono le azioni di formazione realizzate nell’ambito di tali azioni.
  1. Migliorare la dimensione europea delle azioni di formazione audiovisiva.
Tale obiettivo è perseguito mediante: il sostegno al collegamento in rete e alla mobilità dei professionisti europei della formazione, come le scuole europee di cinema, gli istituti di formazione; i partner del settore professionale; la formazione dei formatori; il sostegno alle scuole di cinema; l’adozione di azioni di coordinamento e promozione egli enti sostenuti nel quadro del programma; l’erogazione di borse destinate ai professionisti degli Stati membri che hanno aderito all’Unione europea dopo il 30 aprile 2004 per la partecipazione alle azioni di formazione del programma.
  1. Sviluppo
Anche per questo settore è previsto il conseguimento di due obiettivi.
  1. Sostenere lo sviluppo di progetti di produzione destinati al mercato europeo e internazionale, presentati da società di produzione indipendenti.
Per la sua realizzazione sono sostenute le azioni di sostegno allo sviluppo di progetti di opere audiovisive o di cataloghi di progetti, e alla digitalizzazione delle opere audiovisive europee fin dalla fase dello sviluppo.
  1. Sostenere l’elaborazione di programmi di finanziamento per le società e i progetti di produzione europei, in particolare il finanziamento delle coproduzioni.
Per il suo conseguimento vengono promosse le azioni di: sostegno ai costi indiretti (ad esempio i costi finanziari, d’assicurazione e di garanzia di buona esecuzione) connessi con il finanziamento privato dei progetti di produzione e coproduzione presentati dalle PMI; promozione delle partnership tra PMI, in particolare società di produzione indipendenti, e società che forniscono servizi finanziari attive nel settore dell’elaborazione di programmi d’investimento per lo sviluppo e la coproduzione di opere audiovisive con un potenziale di distribuzione internazionale; incoraggiamento agli intermediari finanziari a sostenere lo sviluppo e la coproduzione di opere audiovisive con un potenziale di distribuzione internazionale; sostegno alla cooperazione tra le agenzie nazionali attive nel settore dell’audiovisivo.

Gli interventi specifici a valle della produzione investono anch’essi due settori.
  1. Distribuzione e diffusione
In questo settore gli obiettivi del programma sono cinque.
  1. Rafforzare il settore europeo della distribuzione incoraggiando gli operatori a investire nella coproduzione, acquisizione e promozione di film europei non nazionali e a definire strategie coordinate di commercializzazione.
Tale obiettivo ha come azioni: il sostegno automatico agli editori di opere cinematografiche e audiovisive europee su supporti destinati ad uso privato (DVD, DVD-ROM), in funzione dei risultati da loro ottenuti sul mercato in un determinato periodo; il sostegno deve essere investito nell’edizione e distribuzione di nuove opere europee non nazionali su supporto digitale; il sostegno alla digitalizzazione dei contenuti per la distribuzione; l’incentivazione alla creazione di cataloghi di opere europee in formato digitale fruibili tramite i nuovi media, attraverso il sostegno alla digitalizzazione delle opere e alla creazione di materiale promozionale e pubblicitario su supporto digitale; la promozione dello sviluppo di servizi digitali che comprendono cataloghi europei.
  1. Migliorare la circolazione di film europei non nazionali sui mercati europeo e internazionale mediante misure di incoraggiamento dell’esportazione, distribuzione su qualunque supporto e proiezione in sala.
Per raggiungerlo sono incoraggiati: il sostegno selettivo ai distributori cinematografici per la promozione e la commercializzazione di film europei non nazionali; il sostegno particolare per i film che promuovono la valorizzazione della diversità culturale e linguistica europea; il sostegno alle sale cinematografiche di prima visione che propongano una programmazione significativa di film europei non nazionali per una durata minima di programmazione; il sostegno alla creazione e consolidamento di reti di gestori europei per lo sviluppo di azioni comuni a favore di tale programmazione; lo sviluppo di azioni educative e di sensibilizzazione del pubblico giovanile nelle sale; il sostegno alle società europee di distribuzione internazionale di film cinematografici (agenti di vendita) in funzione dei risultati da loro ottenuti sul mercato in un determinato periodo (tale sostegno deve essere investito nell’acquisto di nuovi film europei non nazionali e nella loro promozione sul mercato europeo e internazionale).
  1. Promuovere la diffusione transnazionale delle opere audiovisive europee prodotte da società di produzione indipendenti, incoraggiando la cooperazione tra emittenti, da una parte, e produttori e distributori indipendenti, dall’altra.
Sono azioni dirette al suo conseguimento: il sostegno alla realizzazione di opere (fiction, documentari e animazione), che siano produzioni indipendenti e coinvolgano almeno 3 emittenti televisive di più Stati membri (un sostegno particolare è dato alle opere che promuovono la valorizzazione del patrimonio audiovisivo e della diversità culturale europea); il sostegno ai costi indiretti connessi con il finanziamento della produzione di opere (fiction, documentari e animazione) che coinvolgano almeno 3 emittenti di Stati membri appartenenti a zone linguistiche diverse; il sostegno alle società europee di distribuzione internazionale di opere audiovisive (distributori internazionali) in funzione dei risultati da loro ottenuti sul mercato in un periodo determinato (tale sostegno deve essere investito nell’acquisto e promozione di nuove opere europee sul mercato europeo e internazionale).
  1. Incoraggiare la digitalizzazione delle opere audiovisive europee e lo sviluppo di un mercato digitale competitivo.
Le azioni previste per il raggiungimento di tale obiettivo sono: il sostegno automatico agli editori di opere cinematografiche e audiovisive europee su supporti destinati ad uso privato (DVD, DVD-ROM), in funzione dei risultati da loro ottenuti sul mercato in un determinato periodo; il sostegno deve essere investito nell’edizione e distribuzione di nuove opere europee non nazionali su supporto digitale; il sostegno alla digitalizzazione dei contenuti per la distribuzione; l’incentivazione alla creazione di cataloghi di opere europee in formato digitale fruibili tramite i nuovi media, attraverso il sostegno alla digitalizzazione delle opere e alla creazione di materiale promozionale e pubblicitario su supporto digitale; la promozione dello sviluppo di servizi digitali che comprendono cataloghi europei.
  1. Incoraggiare le sale cinematografiche a sfruttare le possibilità offerte dalla distribuzione digitale.
Per realizzare tale scopo viene dato sostegno ai costi indiretti sostenuti dai gestori delle sale cinematografiche per gli investimenti in attrezzatura digitale.
  1. Promozione
Nel settore della promozione gli obiettivi del programma sono quattro.
  1. Migliorare la circolazione delle opere audiovisive europee garantendo al settore audiovisivo europeo un accesso ai mercati professionali europei e internazionali.
Sono finalizzate a conseguire tale obiettivo: l’assistenza tecnica e finanziaria nel quadro di manifestazioni quali: principali mercati europei e internazionali del cinema, principali mercati europei e internazionali della televisione, mercati tematici, in particolare i mercati dei film di animazione, dei documentari, dei sistemi multimediali e delle nuove tecnologie; il sostegno alla creazione di cataloghi europei e alla realizzazione di banche dati di cataloghi di programmi europei destinati ai professionisti; il sostegno all’organizzazione di forum per lo sviluppo, il finanziamento, la coproduzione e la distribuzione di opere e programmi europei; le campagne di marketing e promozione commerciale di programmi cinematografici e audiovisivi europei allo stadio della fase di produzione.
  1. Migliorare l’accesso del pubblico europeo e internazionale alle opere audiovisive europee.
Sono azioni volte a conseguirlo: il sostegno a festival aventi in programmazione un numero significativo di opere europee; il sostegno a festival che contribuiscono alla promozione delle opere degli Stati membri o delle regioni con scarsa capacità di produzione audiovisiva e delle opere di giovani creatori europei, favorendo la diversità culturale e linguistica e il dialogo interculturale; il sostegno alle iniziative di educazione all’immagine organizzate dai festival e rivolte al pubblico giovanile, in stretta collaborazione con la scuola e con altre istituzioni; il sostegno ad attività promozionali destinate al grande pubblico a favore della creazione cinematografica e audiovisiva europea, organizzate da professionisti, in particolare gestori delle sale cinematografiche, reti televisive pubbliche o commerciali, festival e istituzioni culturali, in collaborazione con gli Stati membri e la Commissione; il sostegno all’organizzazione di premi e giornate dedicate al cinema europeo.
  1. Incoraggiare le azioni comuni tra enti nazionali di promozione di film e programmi audiovisivi.
Per realizzare tale obiettivo sono incoraggiate le azioni di: sostegno alla creazione di piattaforme europee di promozione; sostegno a consorzi e organizzazioni ombrello europei per la promozione nazionale e/o regionale sul mercato europeo e mondiale; sostegno al collegamento in rete tra i festival, in particolare lo scambio di programmi ed esperienze; sostegno al raggruppamento di progetti che perseguono obiettivi identici, simili e/o complementari; sostegno alla creazione di reti di banche dati e cataloghi.
  1. Incoraggiare la promozione del patrimonio audiovisivo e cinematografico europeo nonché il miglioramento dell’accesso ad esso da parte del pubblico sia a livello europeo che internazionale.
In quest’ottica è favorito: il sostegno all’organizzazione di eventi, mirati in particolare al pubblico giovanile, volti a promuovere il patrimonio audiovisivo e cinematografico europeo.
  1. Progetti pilota
Possono essere sostenuti per garantire l’adeguamento del programma agli sviluppi del mercato, con particolare riferimento all’introduzione e all’utilizzo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. In questo ambito è prevista anche l’organizzazione di conferenze o eventi on e off-line per la diffusione di buone prassi e risultati dei progetti pilota.

Alla diffusione d’informazioni sul programma a livello nazionale contribuisce la rete europea dei MEDIA Desk. Questi, alla stregua dei Punti di Contatto Cultura debbono disporre di personale sufficiente e in possesso delle qualifiche professionali necessarie alle mansioni da svolgere, nonché delle competenze linguistiche adeguate per lavorare in un ambiente di cooperazione internazionale; debbono avere disporre di infrastrutture adeguate, in particolare per quanto riguarda le attrezzature informatiche e i mezzi di comunicazione; debbono, infine, operare in un contesto amministrativo che consenta loro di svolgere opportunamente i propri compiti e di evitare ogni conflitto d’interessi.
Beneficiari del programma sono esclusivamente entità giuridiche: operatori e professionisti del settore audiovisivo (scuole di cinema e televisione, enti specializzati di formazione, società di produzione indipendenti, società di distribuzione, emittenti televisive, società specializzate nel multimedia, gestori di sale cinematografiche, etc.) registrate in uno dei Paesi partecipanti al programma.
Media 2007 è aperto agli Stati membri dell’Ue, ai Paesi SEE (Norvegia, Islanda, Liechtenstein), alla Svizzera, ai paesi candidati (effettivi e potenziali) Albania, Bosnia-Erzegovina, Croazia, Ex Repubblica iugoslava di Macedonia, Montenegro, Serbia (incluso il Kosovo) e Turchia.
Il contributo comunitario può coprire fino al 50% dei costi totali ammissibili delle azioni. Tale percentuale può raggiungere:
  • il 60% dei costi, nel caso di azioni di formazione in Paesi o regioni con scarsa capacità di produzione di audiovisivi e/o ad area geografica o linguistica limitata e di progetti relativi ai settori B, C, D che promuovono la valorizzazione della diversità linguistica e culturale europea;
  • il 75% dei costi, nel caso di azioni di formazione situate sul territorio degli Stati membri entrati a far parte dell’UE dal 2004.
In alcuni casi si tratta di sovvenzioni, ossia finanziamenti “a fondo perduto”, in altri di anticipo sui proventi condizionatamente rimborsabile, in altri ancora, di finanziamenti da reinvestirsi in analoghe o similari tipologie di progetti, in altri, infine, di linee di credito aperto per una durata triennale, al termine della quale, in funzione dell’impiego del finanziamento da parte del beneficiario e dei risultati conseguiti, possono trasformarsi in sovvenzioni, ossia finanziamenti “a fondo perduto” oppure tornare alla Commissione Europea.
Le risorse finanziarie disponibili ammontano indicativamente a 671 milioni di €, così ripartiti:

SETTORI
PERCENTUALE DELLE RISORSE
Settore A (Acquisizione e perfezionamento delle competenze nel settore audiovisivo) 7%
Settore B (Sviluppo) 20%
Settore C (Distribuzione e diffusione) 55%
Settore D (Promozione) 9%
Settore E (Progetti 4%



Considerazioni conclusive

In conclusione, non passa certamente inosservato come, all’interno del settore culturale, l’unificazione dei diversi programmi ed il superamento della loro limitata settorialità ha portato, rispetto al passato, non solo all’eliminazione dei problemi relativi alla frammentazione e alla visibilità degli stessi, ma ha anche contribuito a rafforzare gli ambiti di intervento nel settore culturale, sia sotto l’aspetto della copertura di settori prima esclusi sia sotto il profilo economico.
Cultura 2007 probabilmente, grazie all’introduzione di alcuni importanti accorgimenti riuscirà a superare alcuni punti deboli di fronte ai quali i programmi precedenti avevano fallito:
  • le procedure di assegnazione dei fondi sono state semplificate rispetto al passato, probabilmente anche grazie all’ingresso nell’Unione di Paesi con un ritardo maggiore e una propensione minore alla partecipazione a complesse iniziative di sviluppo comunitarie;
  • la mancanza di cooperazione e di scambi di conoscenze tra i candidati che spesso ha portato alla duplicazione dei progetti o ad una loro scarsa completezza dovrebbe essere superata dall’introduzione dei “Punti di contatto cultura”, il cui scopo, come detto, è sulla carta proprio quello di agevolare una maggiore conoscenza e diffusione dei programmi.
Di impatto sicuramente positivo, per condivisione delle conoscenze, visibilità, e ricaduta economica, è la possibile cooperazione con le organizzazioni internazionali in campo culturale
Nonostante tali aspetti positivi, rimangono ancora alcuni punti deboli all’interno del sistema:
  • la vaghezza dei criteri nella scelta dei progetti;
  • la preferenza per le grandi reti e le grandi operazioni a discapito di quelle di minor ampiezza ma spesso più utili.
Rimane poi un’incognita vedere se permarranno i consueti ritardi nell’erogazione dei fondi assegnati, che spesso costringono i beneficiari a pressanti impegni economici.

Può essere utile, infine, passare in breve rassegna alcuni punti saldi della politica culturale comunitaria raffrontandoli con la politica interna su questo tema.
Sotto il profilo dell’“utilità economica” del patrimonio culturale, per l’Unione europea uno dei cardini del circuito artistico è indubbiamente rappresentato dall’apertura ai privati, sia esponenti della società civile - come gli organismi non profit - sia operatori economici. Così, in chiave comunitaria, ai fini dell’erogazione dei contributi rileva la bontà del progetto presentato piuttosto che la sua provenienza istituzionale. A ben vedere, infatti, sono proprio le richieste dei privati le più numerose e, di conseguenza, quelle che hanno maggiore probabilità statistica di essere accolte. Nel nostro Paese, diversamente, l’ingresso dei privati nella gestione dei beni culturali è stato ed è tuttora avversato da più parti, benché negli ultimi anni il legislatore abbia mostrato qualche timida apertura e nonostante i buoni risultati ottenuti dall’operato di soggetti quali le fondazioni bancarie.
Va ancora rilevata la costante attenzione dell’Unione verso la formazione (anche continua) di professionalità nel settore culturale, sia diretta (attraverso, ad esempio, il finanziamento di corsi, di stages, di opportunità lavorative) che indiretta (per esempio legata all’applicazione delle nuove tecnologie al patrimonio artistico). Anche in questo caso il miglioramento dell’offerta culturale per essere più efficace, duraturo e visibile non può che passare attraverso il canale del mercato e della società.

1 Ad esempio, grazie a questo programma le istituzioni comunitarie hanno finanziato gli studi per il restauro di alcune statue del Bernini, richiesto congiuntamente dalla Galleria Borghese e dal Museo del Louvre di Parigi, nonché il progetto di atelier europeo dei siti archeologici patrocinato dai rappresentanti dei siti di Arles, Pompei e Messina.
2 L’Unione ha finanziato, ad esempio, i progetti volti a far conoscere Louis-Ferdinand Céline al popolo finlandese e Albert Camus a quello greco.
3 Originariamente il programma sarebbe dovuto scadere il 31 dicembre 2004, ma è stato prorogato senza modifiche sino al termine del 2006 grazie alla Decisione n. 626/2004/CE del Parlamento europeo e del Consiglio.

4 Tra le “azioni specifiche” possono essere ricordati, ad esempio, il sostegno ai progetti di cooperazione intesi a conservare, diffondere, valorizzare e salvaguardare il patrimonio culturale comune d’importanza europea e l’incentivo alla creazione di prodotti multimediali che rendano i beni culturali più percettibili e accessibili a tutti.
5 Le “azioni integrate nel quadro di accordi di cooperazione transnazionale” hanno ricompreso la valorizzazione dei siti culturali e dei monumenti sul territorio della Comunità e i progetti volti alla valorizzazione della diversità culturale, delle radici culturali comuni e del patrimonio culturale condiviso.
6 Si tratta di un documento redatto dagli Stati membri in collaborazione con la Commissione Europea rivolto al conseguimento di comuni obiettivi di sviluppo territoriale.
7 Cfr., in tal senso COM (2004) 154 def della Commissione Europea.


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