Roma, all'Ara Pacis c'è la Genesi del fotografo Salgado

Oltre duecento fotografie eccezionali, come sempre sono gli scatti del fotografo brasiliano Sebastiao Salgado, sono in mostra all’Ara Pacis nella mostra titolata "Genesi". Armato della sua macchina fotografica 35 mm, il fotografo ha intrapreso un viaggio lungo otto anni che si produce nei 200 scatti in mostra, ovvero in Genesi, suo ultimo lavoro. Il progetto, ideato con la moglie Leila Wanick Salgado, che ne ha curato anche la mostra, è costituito da fotografie bicromatiche impeccabili, senza macchia, che passano tutti i gradi del b/n.

Dopo tanti lavori di reportage antropologico, incentrati sull'umanità sofferente, l’idea di fondo di questo ultimo progetto, è la necessità di osservare il mondo, per quello che è, riscoprendo le radici e quanto di queste ancora sussiste oltre i danni apportati dalla cosiddetta civiltà. Infatti così afferma il reporter: «Sono andato alla ricerca di quei posti dove il rapporto fra uomo e natura non è ancora rovinato come il nostro, in quelle parti dove il pianeta si presenta ancora nel suo stato primordiale».
I soggetti dei suoi scatti, vegetali, minerali, animali o umani sembra aspettassero qualcuno che li fotografasse, e Salgado, con il suo stile, sembra averle messe in posa, una posa che le congela con una perfezione statuaria che emoziona; come sempre, il fotografo aspetta l'attimo unico e irripetibile in cui il mondo si mette in posa, anche solo per un attimo, per scattare.

Meditativo, contemplativo, con l’intento documentaristico, ricerca e produce bellezza: «Lo scopo doveva essere – dice ancora Salgado – far vedere un modo nuovo di vivere il pianeta terra».

Fino al 15 settembre; museo dell’Ara pacis, lungotevere in Augusta, Roma; info: www.museocomuneroma.it

Racconta Salgado: "Sono nato nel 1944, in una grandissima azienda agricola del Brasile, il cui territorio era coperto all’epoca, per circa il 60%, dalla foresta tropicale. Quando negli anni Novanta i miei genitori, ormai anziani, hanno voluto consegnare l’azienda agricola a noi figli, io e le mie sette sorelle ci siamo ritrovati tra le mani un territorio in cui le foreste erano perlopiù annientate.
Insieme a mia moglie, lavorando sulla ricostruzione di un paradiso come quello in cui ero nato, abbiamo avuto l’idea di mettere a punto un grande progetto fotografico, diverso però dai precedenti. Lo scopo doveva essere vedere e cercare un modo nuovo di presentare il Pianeta Terra: questa volta non avrei puntato l’obiettivo sull’uomo e sulla sua lotta per la sopravvivenza, ma avrei mostrato piuttosto le meraviglie che rimangono nel nostro pianeta. Abbiamo deciso di cogliere con la macchina fotografica quella grande parte del pianeta che si presenta ecologicamente pura e, si potrebbe dire, ancora allo stato primordiale.
Creare dunque una quantità d’immagini che fosse sufficiente a far capire al maggior numero possibile di persone che esiste una grande porzione del mondo ancora integra, allo stato della Genesi, e mostrare quanto proteggere questa parte sia fondamentale per tutti noi.
Non si sottolineerà mai abbastanza l’importanza di ricostruire ciò che abbiamo distrutto. Siamo forse quasi obbligati a distruggere per poter creare le nostre straordinarie città, questo mondo formidabile nel quale viviamo con le sue tecnologie e i suoi comfort. Ma dobbiamo cercare di ricostruire gran parte di quel che abbiamo distrutto. Penso alla natura nel suo insieme, al potere enorme del mondo minerale, con i suoi vulcani e le forze incontenibili, ma anche al mondo vegetale, e alla sua importanza."
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