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In Liguria a Portovenere e all'isola di Palmaria


Settembre, intraprendo un viaggio che mi porterà a Portovenere ed all’isola di Palmaria, un pittoresco angolo marino, appartato e suggestivo, di Liguria e d'Italia. Sono partito da Roma, come d'abitudine, con il treno notturno Intercity notte che in 5 ore e 15 minuti mi ha portato a La Spezia centrale
Ore 5,21, è ancora buio,e nella stazione deserta e silenziosa, qui e là, dormienti, sotto le coperte solo senza fissa dimora. 
Esco nel buio di una primissima mattina di fine settembre, non fredda, in una La Spezia ancora avvolta nel sonno. 
Scendo dalla collinetta dove è posizionata la stazione, alla ricerca della fermata dell'autobus che mi porterà a Portovenere. 
Incontro l'unico spezino che si aggira solitario, un netturbino, al quale chiedo informazione sulla direzione da prendere. 



Dopo la gentile indicazione mi avvio e, di strada in strada, arrivo in una piazza all'incrocio tra via XX Settembre e via Lazzaro Spallanzani, con al centro una bella fontana moderna; in un angolo, attira la mia attenzione, nell’atmosfera giallastra diffusa delle luci stradali, l’insegna luminosa colorata di un bar appena aperto che mi invita ad entrare per fare una bella colazione. Satollo, esco ed essendo vicino alla fermata, in breve, la raggiungo velocemente. Di lì a poco salgo sull’autobus, mi accomodo e inizio un percorso che in 30 minuti mi porterà a destinazione, lungo un percorso accidentato per via del fondo stradale piuttosto rovinato.
Usciti dal centro città, la strada si fa stretta e si snoda contorta seguendo la linea di costa.



La vista spazia sul mare del golfo di La Spezia, rischiarato dalle luci del porto e della città. La strada continua a snodarsi tutt’attorno ai rilievi; Portovenere non si paleserà che all’arrivo, essendo posizionata nascosta in una piccola ansa rientrante, affossata alla base di un’altura. 
Dopo aver percorso metà dell’arcata costiera del golfo, si arriva alla penisola ed ecco, ad un dosso dove la strada si restringe ulteriormente e comincia a discendere. 
Il bus, prima di una curva, fa una fermata davanti al Grand Hotel Portovenere a destra della strada. Scendo per proseguire a piedi e godermi lo spettacolo che si apre davanti a me. 



Appena mi affaccio al muretto al bordo sinistro della strada, nel buio, appoggiata ad un colle, una fila di palazzi dalle facciate colorate, stretti e lunghi, in fila, appoggiati serrati l’uno all’altro; all’inizio della fila, una torre merlata; affacciano su un porticciolo con barche tirate in secco e in acqua, assieme ad un paio di cabinati. In alto la corona di mura di un castello, il tutto illuminato da una luna piena tonda e bianca. 
Insomma scorcio non solo bello ma anche dall’atmosfera romantica. 
Dovrei andare all’ostello, ma è ancora presto e sono curioso; scendo lungo la strada, arrivo a una piazzetta e passo sotto un gruppo di pini e accanto al casottino in legno, la biglietteria per i battelli di collegamento con l’isola Palmaria, ancora chiuso. 
Sono sulla banchina del porticciolo. Le prime luci dell’alba piano rianimano la città, e mentre le facciate accendono i colori, la nettezza urbana carica l’immondizia, un anziano sulla spiaggetta, appoggiate le scarpe su un muretto, dà da mangiare ai gabbiani. 



Dopo aver raggiunto l’ostello in Via Del Comune 1, a cui accedo con una ripidissima scalinata, poggiato il mio zaino, ridiscendo e m’immergo nella vita mattutina lungo la banchina dove le botteghe aprono e i bar tirano fuori sedie e tavolini, aumenta il passeggio, una barchetta da pesca ha appena attraccato e i pescatori si mettono a pulire il pescato. 
E dopo il fronte porto, la curiosità mi spinge ad aggirare la torre ed entrare per la porta che dà accesso all’unica strada, via Giovanni Capellini, spina centrale tra due ali di edifici, quella fronte mare e l’altra appoggiata alla montagna, alla base delle quali si aprono senza soluzione di continuità botteghe di ogni genere, alimentari prodotti tipici e souvenir, qualche ristorantino, che s’intervallano ai portoncini delle abitazioni. A metà una piazzetta con una fontana e in fondo, un’altra porta sormontata da un’edicola con affresco votivo che dà accesso alla spianata alla base della collina rocciosa su cui sorge la chiesa in stile pisano intitolata a San Pietro, svettante sullo stretto braccio di mare che separa la penisola dall’isola Palmaria.

 

Portovenere è un comune italiano di 3 630 abitanti della provincia ligure della Spezia. Per la sua estensione territoriale urbana è il comune più piccolo della provincia spezzina. Nel 1997 Portovenere, con le isole Palmaria, Tino, Tinetto e le Cinque Terre (Riomaggiore, Manarola, Corniglia, Vernazza, Monterosso), sono state inserite tra i patrimoni dell'umanità dell'UNESCO. 
Il paese di Portovenere sorge all'estremità meridionale di una penisola, la quale, staccandosi dalla frastagliata linea di costa della riviera ligure di levante, va a formare la sponda occidentale del golfo della Spezia, detto anche "golfo dei Poeti". Alla fine di questa penisola si trovano tre piccole isole: la Palmaria, il Tino e il Tinetto. 
Il borgo originario (castrum vetus, abitato da antichi pescatori, è oggi interamente scomparso. Da località di pescatori, Porto Venere divenne base navale della flotta bizantina, ma fu assalita e distrutta dai Longobardi nel 643 d.C.. I pochi reperti romani, consistenti in alcune murature risalgono al periodo cristiano-monastico dei monaci di san Colombano, con l'antica chiesa di San Pietro appartenente alla diocesi di Luni. 



E’ giunta l’ora per trasbordare sull’isola Palmaria, motivo per cui sono arrivato fin qui, invitato dall’amico Marino Fiasella, presidente della provincia di La Spezia e dell’associazione ambientalista Ambientevivo, a partecipare ad un convegno che si tiene nel forte detto torre corazzata Umberto I. 
Per percorrere il brevissimo braccio di mare che divide Portovenere da Palmaria, esiste un servizio di battelli che portano a Punta Secco, località balneare dell’Isola Palmaria, dove è possibile accedere alla spiaggia libera e attrezzata con lettini, ombrelloni e Snack Bar. 
Il servizio è svolto sia da battelli pubblici gestiti dalla Pro Loco, tutto l’anno (vedi orari andando sul sito) sia dalla Cooperativa Barcaioli Portovenere (vai al sito) le cui partenze avvengono da Molo Doria (Portovenere) ogni 30 minuti dalle 9,00 alle 18.45 dal 15 Giugno al 31 Agosto. 
Il servizio, naturalmente, viene effettuato solo con buone condizioni meteo-mare. 
Per me, invece, l’appuntamento al Molo Doria, è con il gommone della Protezione Civile. 10 minuti e posai il piede sull’isola, sul piccolo molo di punta Secco. Da qui un passaggio di avvicinamento al forte, in pulmino; poi, una bella passeggiata in un bosco ceduo. La torre corazzata Umberto I, presso punta Scuola, non è visibile fino all’arrivo ad una pianta d’agave, nascosto in una fossa, perché costruito strategicamente in modo che si mimetizzasse con la montagna, nonostante sia un edificio tozzo e massiccio.


Non siamo in cima all’isola ma su una balconata a mezza costa, e nonostante ciò la vista è magnifica; spazia su tutta l’area occidentale circostante: la costa dal Golfo della Spezia alle Cinque Terre, e giù giù fino alla Toscana, con vista sulle Apuane. L'isola Palmaria è l'unica isola abitata della Liguria con una decina di famiglie residenti, perfettamente integrate e mimetizzate, il che fa godere appieno della natura pressoché incontaminata dell’isola. 
Forma un piccolo arcipelago assieme agli isolotti Tino e Tinetto.


L’isola Palmària (A Parmæa in ligure), si trova nel mar Ligure, all'estremità occidentale del Golfo della Spezia; con la sua area di 1,89 km quadrati è di fatto la più grande isola dell'Arcipelago Spezzino e di tutte le cinque isole liguri. Posta di fronte al borgo di Porto Venere, da cui è separata da uno stretto braccio di mare detto Le bocche. Come detto più sopra, dal 1997 l'isola Palmaria, insieme alle altre isole Tino e Tinetto, Porto Venere e le Cinque Terre è stata inserita tra i Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO.


L'isola ha forma triangolare, i lati che affacciano verso Porto Venere e il golfo della Spezia sono quelli più antropizzati e degradano dolcemente al livello del mare, ricoperti dalla tipica vegetazione mediterranea; il lato che guarda verso ovest, ossia verso il mare aperto, è caratterizzato, invece, da alte falesie a picco sull'acqua, nelle quali si aprono molteplici grotte (vedi il video dedicato al giro in barca). 
Il lato più antropizzato vede la presenza di alcune abitazioni private, di una trattoria (in località Pozzale) e soprattutto di stabilimenti balneari. 
Sull'isola sono presenti inoltre molte costruzioni di carattere militare e di grande interesse storico: sulla sommità, il forte Conte di Cavour (o forte Palmaria), la batteria sperimentale oggi adibita a centro di educazione ambientale e la batteria Semaforo; presso punta Scuola, la torre corazzata Umberto I - che aveva in dotazione due cannoni Krupp da 400 mm, il maggior calibro per l'epoca - in grado di colpire fino in Sardegna, ma non spararono mai un colpo; adibita nel secondo dopoguerra a carcere militare e da pochi anni ristrutturata per ospitare convegni. Sparsi nell'intero territorio dell'isola, svariati bunker risalenti alla Seconda guerra mondiale e resti di postazioni d'artiglieria costiera e contraerea per lo più inaccessibili in quanto abbandonati e sommersi dalla vegetazione. 




Degna di nota, infine, è la presenza (nella parte meridionale dell'isola, denominata Pozzale) di una cava abbandonata, utilizzata un tempo per l'estrazione del pregiato marmo nero con striature dorate detto portoro. Sono ancora presenti i resti delle gru e dei paranchi utilizzati per la movimentazione dei blocchi di marmo, nonché i muri delle abitazioni dei minatori. Per quanto riguarda il lato occidentale, ovvero quello più difficilmente accessibile, sono degne di nota la Grotta Azzurra, visitabile in barca, e la Grotta dei Colombi, che si può raggiungere solo calandosi con delle corde. Quest'ultima in particolare si è rivelata molto importante nello studio delle vicende storiche del Golfo, in quanto al suo interno sono state ritrovate ossa fossili di animali pleistocenici, quali il camoscio e il gufo delle nevi, ma soprattutto resti di sepolture umane, che attestano la presenza dell'uomo ad almeno cinquemila anni fa. 






Quest’ultimo, assieme alle coste rocciose della penisola di Portovenere e alle isole Tino e Tinetto, ho avuto modo di goderle in un bellissimo pomeriggio passato sul motoscafo dell’amico prof. Emilio Ardovino. 




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