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Fotografia linguaggio per tutti arte di pochi


Diceva Ennio Flaiano, a ragione: la fotografia adesso si fa leggere, più che guardare; era il tempo dei nuovi rotocalchi, giornali popolari ricchi di immagini.
Oggi si può affermare che la fotografia ci fa raccontare tutto ma senza vivere e guardare.

Oggi che la tecnica fotografica è in gran parte superata dai mezzi tecnologici, restano l'importanza della foto grafia, scrivere con la luce, correttamente, dal taglio - primo piano, piano medio e lungo - passando dal particolare al paesaggio inserendo il nostro soggetto nel suo ambiente, curare l'inquadratura - orizzontalità o verticalità - evitando le linee cadenti e le inquadrature da mal di mare o giramento di testa, l'attenzione alla luce col suo colore e le sue ombre.
Una regola aurea, chiudere un occhio per osservare la realtà in due dimensioni come verrà riprodotta dalla fotografia.

Frequentando internet, social, piattaforme Instagram e Microstock, si vedono bestemmie e pensierini, tante immagini e poche fotografie. 
Purtroppo ogni espressione linguistica è frutto della vulgata e soggetta ai neologismi ed intercalari, errori da limitatezza.
A volte, buone idee ed intuizioni, vengono penalizzate da un brutto racconto.

Arte e/o cronaca, la prima vuole andare oltre la realtà, superando esteticamente la realtà stessa educando chi la guarda al senso del bello, più o meno tradizionale moderno contemporaneo. La seconda, che ci immette nel giro delle vicende quotidiane, dei piccoli o grandi fatti della storia personale come sociale, ci offre una lettura di ordine morale, sociologico, narrativo.

Scrivere con la fotografia e raccontare con le immagini si deve e si può, da parte di tutti così come parlare e scrivere con le parole, ma il problema è analogo: bisogna conoscere la sintassi e la grammatica, oltre al vocabolario, per esprimere ciò che si vede attraverso ciò che si conosce.
Per far questo, bisogna quindi leggere la scrittura degli scrittori, frequentare prodotti artistici e culturali di ogni genere, bulimici di conoscenza e curiositò; quindi, autodidatti sì, forse, ma acculturati e coscienti del fatto che tutti possono parlare ma non tutti oratori, tutti possono scrivere, anche bene, ma pochi sono poeti e scrittori, tutti possono fotografare ma non tutti sono fotografi.

Prima regola, essere unici e non omologati, cercare di conoscersi prima di conoscere, per essere sé stessi, individui e non massa.

Fra guardare e leggere, esiste la stessa differenza che c'è tra scrivere e narrare.
Prima cosa essenziale per narrare è partecipare alla vita, sentire ciò che ci circonda e pensare a come raccontarlo.  

Si può vedere ma senza guardare, sentire senza ascoltare, mangiare senza gustare, come leggere una fotografia anche senza accorgercene, tanto è vero che assimiliamo, senza accorgercene, la cultura e l'educazione della nostra epoca attraverso le immagini.

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