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Africa, noi giornalisti di penna e d'immagine, profeti che gridiamo nel deserto


Era il 1995 quando i padri Comboniani mi invitarono e ospitarono perché raccontassi la situazione drammatica del Sud Sudan. 
Assieme a me altre due giovani colleghe, la fotografa Isabella Balena, la giornalista Francesca Margaritora, e l'inviato del TG1 Rino Cervone con il suo operatore. 
Venti giorni in Sud Sudan, accompagnati dal giovane padre Giulio Albanese, che diventò un amico ed una guida anche spirituale, col quale nelle sere, dopo la messa, mi soffermavo per considerazioni e pensieri che mi hanno accompagnato allora e da allora.
Il Kenia dei campi profughi di confine, e poi la grande discarica di Korogochio a Nairobi; nei villaggi sudanesi, dormendo nelle capanne, circondati da animaletti di ogni specie, sulle strade polverose, accompagnando le donne che, con gli otri sulla testa, andavano e venivano dal villaggio al pozzo; incontri meravigliosi quanto toccanti con bambini affettuosissimi, donne, madri e moglie sempre indaffarate, e uomini, sereni e sorridenti in una situazione disperante tra povertà e lebbra, con l'incombente morte per indigenza o attacchi di uomini armati.
Nella loro povertà, e nonostante l'incomunicabilità linguistica, essendo fumatore di pipa, mi donarono il loro tabacco e donato una pipa realizzata con le loro mani.


In questi giorni di inutili parole, di assurde proposte e arroganti prese di posizione attorno al capezzale dei moribondi, scrive nel suo appello (leggi il testo completo oltre), padre Alex Zanotelli, "Mi appello a voi giornalisti/e perché abbiate il coraggio di rompere l’omertà del silenzio mediatico che grava soprattutto sull’Africa. (Sono poche purtroppo le eccezioni in questo campo!).
È inaccettabile per me il silenzio sulla drammatica situazione nel Sud Sudan (il più giovane stato dell’Africa), ingarbugliato in una paurosa guerra civile che ha già causato almeno trecentomila morti e milioni di persone in fuga"

Padre Alex un uomo mite ma combattivo, lo conobbi nella discarica Korogochio di Nairobi dove si spendeva per tutti come un buon padre di famiglia; ricordo e racconto sempre le sue meravigliose messe domenicali, quattro ore coinvolgenti anche per me che non conoscevo la lingua, perché partecipate cantate e ballate da donne uomini e bambini che dismettevano gli stracci e la sporcizia dei raccoglitori d'immondizia per vestire i colori della riconoscenza e dell'amore per Dio.


Ma Alex, la voglia di testimoniare l'Africa non manca a noi giornalisti di penna e d'immagine, ma ci troviamo ad essere profeti che gridiamo nel deserto. 
Un'esperienza deprimente, tornare con tutto il bagaglio di esperienziale e pieni di voglia di urlare al mondo con le nostre fotografie e i nostri articoli, e scontrarsi con i media sordi ad ogni proposta.

Ho realizzato tante immagini.
Tornato dal mio viaggio, ho bussato ad ogni porta, come Giuseppe e Maria, alla ricerca di un luogo dove pubblicare, ma nessuna porta si è schiusa; la risposta, generalmente, al pubblico non interessa.
Così, dopo 23 anni a gridare in archivio e nel mio cuore, oggi, a quel pubblico al quale non interessava allora, quanto non interessa oggi, le immagini che ho realizzato, sono una luce che non posso più nascondere sotto il moggio.
E se i media continuano nella loro sordità, userò internet che allora non c'era, per parlare e mostrare e, unendomi a padre Zanotelli, chiedo di fare altrettanto a tutte le centinaia di giornalisti e fotografi che hanno raccontato l'Africa.

Padre Zanotelli: “E’ inaccettabile il silenzio sull’Africa”

«Cari colleghi e colleghe,
scusatemi se mi rivolgo a voi in questa torrida estate, ma è la crescente sofferenza dei più poveri ed emarginati che mi spinge a farlo. Per questo come missionario uso la penna (anch’io appartengo alla vostra categoria) per far sentire il loro grido, un grido che trova sempre meno spazio nei mass-media italiani. Trovo infatti la maggior parte dei nostri media, sia cartacei che televisivi, così provinciali, così superficiali, così ben integrati nel mercato globale. So che i mass-media, purtroppo, sono nelle mani dei potenti gruppi economico-finanziari, per cui ognuno di voi ha ben poche possibilità di scrivere quello che vorrebbe. Non vi chiedo atti eroici, ma solo di tentare di far passare ogni giorno qualche notizia per aiutare il popolo italiano a capire i drammi che tanti popoli stanno vivendo.

Mi appello a voi giornalisti/e perché abbiate il coraggio di rompere l’omertà del silenzio mediatico che grava soprattutto sull’Africa. (Sono poche purtroppo le eccezioni in questo campo!).
È inaccettabile per me il silenzio sulla drammatica situazione nel Sud Sudan (il più giovane stato dell’Africa), ingarbugliato in una paurosa guerra civile che ha già causato almeno trecentomila morti e milioni di persone in fuga.
È inaccettabile il silenzio sul Sudan, retto da un regime dittatoriale in guerra contro il popolo sui monti del Kordofan, i Nuba, il popolo martire dell’Africa e contro le etnie del Darfur.
È inaccettabile il silenzio sulla Somalia in guerra civile da oltre trent’anni con milioni di rifugiati interni ed esterni.
È inaccettabile il silenzio sull’Eritrea, retta da uno dei regimi più oppressivi al mondo, con centinaia di migliaia di giovani in fuga verso l’Europa.
È inaccettabile il silenzio sul Centrafrica che continua ad essere dilaniato da una guerra civile che non sembra finire mai.
È inaccettabile il silenzio sulla grave situazione della zona saheliana dal Ciad al Mali dove i potenti gruppi jihadisti potrebbero costituirsi in un nuovo Califfato dell’Africa nera.
È inaccettabile il silenzio sulla situazione caotica in Libia dov’è in atto uno scontro di tutti contro tutti, causato da quella nostra maledetta guerra contro Gheddafi.
È inaccettabile il silenzio su quanto avviene nel cuore dell’Africa, soprattutto in Congo, da dove arrivano i nostri minerali più preziosi.
È inaccettabile il silenzio su trenta milioni di persone a rischio fame in Etiopia, Somalia, Sud Sudan, nord del Kenya e attorno al Lago Ciad, la peggior crisi alimentare degli ultimi 50 anni secondo l’Onu.
È inaccettabile il silenzio sui cambiamenti climatici in Africa che rischia a fine secolo di avere tre quarti del suo territorio non abitabile.
È inaccettabile il silenzio sulla vendita italiana di armi pesanti e leggere a questi paesi che non fanno che incrementare guerre sempre più feroci da cui sono costretti a fuggire milioni di profughi. (Lo scorso anno l’Italia ha esportato armi per un valore di 14 miliardi di euro!!)

Non conoscendo tutto questo è chiaro che il popolo italiano non può capire perché così tanta gente stia fuggendo dalle loro terre rischiando la propria vita per arrivare da noi. Questo crea la paranoia dell’«invasione», furbescamente alimentata anche da partiti xenofobi. Questo forza i governi europei a tentare di bloccare i migranti provenienti dal continente nero con l’Africa Compact, contratti fatti con i governi africani per bloccare i migranti Ma i disperati della storia nessuno li fermerà. Questa non è una questione emergenziale, ma strutturale al Sistema economico-finanziario. L’Onu si aspetta già entro il 2050 circa cinquanta milioni di profughi climatici solo dall’Africa. Ed ora i nostri politici gridano: dopo che per secoli li abbiamo saccheggiati e continuiamo a farlo con una politica economica che va a beneficio delle nostre banche e delle nostre imprese, dall’Eni a Finmeccanica.
E così ci troviamo con un Mare Nostrum che è diventato Cimiterium Nostrum dove sono naufragati decine di migliaia di profughi e con loro sta naufragando anche l’Europa come patria dei diritti.

Davanti a tutto questo non possiamo rimanere in silenzio. (I nostri nipoti non diranno forse quello che noi oggi diciamo dei nazisti?). Per questo vi prego di rompere questo silenzio- stampa sull’ Africa, forzando i vostri media a parlarne. Per realizzare questo, non sarebbe possibile una lettera firmata da migliaia di voi da inviare alla Commissione di Vigilanza sulla Rai e alle grandi testate nazionali? E se fosse proprio la Federazione Nazionale Stampa Italiana (Fnsi) a fare questo gesto? Non potrebbe essere questo un’Africa Compact giornalistico, molto più utile al Continente che non i vari Trattati firmati dai governi per bloccare i migranti? Non possiamo rimanere in silenzio davanti a un‘altra Shoah che si sta svolgendo sotto i nostri occhi.
Diamoci tutti/e da fare perché si rompa questo maledetto silenzio sull’Africa»
  
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