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La comunità dell’arte in Italia si schiera con Riace

Sud ritenuto falsamente fannullone già dai tempi di Wolfang Goethe

Trovo nel popolo napoletano la più geniale e vivace industria, non per diventare ricchi, ma per vivere senza occupazioni.
Johann Wolfgang Goethe

Da Viaggio in Italia
Napoli 28 maggio 1782

"L'ottimo e utilissimo Volkmann mi costringe, di tanto in tanto, a divergere dalle sue opinioni
Dice, per esempio, che a Napoli vi sarebbero da trenta a quarantamila fannulloni: e quanti non lo ripetono!
Dopo aver acquisito qualche conoscenza delle condizioni di vita del Sud, non tardai a sospettare che il ritenere fannullone chiunque non si ammazzi di fatica da mane a sera fosse un criterio tipicamente nordico.
Rivolsi perciò la mia attenzione preferibilmente al popolo, sia quando è in moto che quando sta fermo, e vidi, bensì, molta gente mal vestite, ma nessuno inattivo.
Chiesi allora ad alcuni amici se veramente esisteva questa massa d'oziosi, desiderando conoscerli io pure, ma nemmeno loro furono in grado d'indicarmeli; sicché, coincidendo la mia indagine con la visita della città, i misi io stesso sulle loro tracce....
Questa ricerca mi riuscì più facile che altrove, perché qui l'uomo è più lasciato libero a sé stesso e si denota esteriormente in conformità alla propria condizione sociale..
Iniziai le mie osservazioni di buon mattino e, se vidi qua e là gente ferma oppure in riposo, fu perché il loro lavoro così esigeva in quel momento.

I Facchini, che in diversi punti hanno i loro posti riservati e aspettano soltanto che qualcuno ricorra a loro; i Vetturali, che con i loro servi e garzoni, accanto ai calessi a cavallo, governano le loro bestie sulle grandi piazze, pronti ad accorrere al primo cenno; i Barcaioli, che fumano la pipa seduti sul molo; i Pescatori, che se ne stanno sdraiati al sole perché magari il vento è contrario e non gli consente di uscire in mare. Ne vidi anche molti che andavano attorno, ma quasi tutti portavano il segno d'una specifica attività.
Quanto ai Mendicanti, non se ne vedevano affatto, se non vecchioni storpi o gente inabile a qualsiasi lavoro.
Più mi guardavo intorno, più attentamente osservavo, e meno riuscivo a trovare autentici fannulloni, nel popolino più minuto come nel medio ceto, sia al mattino sia per la maggior parte del giorno, giovani o vecchi, uomini o donne che fossero.
Citerò qualche particolare, così da rendere più credibile ed evidente la mia affermazione.
In vari modi si danno da fare anche i Ragazzini.
Per lo più portano da Santa Lucia in città il pesce da vendere; molti altri s'aggirano nei pressi dell'arsenale o, in genere, dove lavorano i falegnami e v'è quindi abbondanza di trucioli, oppure dove il mare rigetta ramoscelli secchi e legna minuta, tutti affaccendati a raccogliere in piccole ceste anche i minimi frammenti di legno.
Sono bambinetti in tenera età, quasi ancora incapaci di reggersi in piedi, che s'industriano in tal modo, guidati dai più grandicelli.
Con le loro ceste vanno poi nel cuore della città e si siedono offrendo in vendita quelle piccole provviste di legna.
Le comprano gli artigiani o i borghesi di modesta condizione, che le riducono in brace sui treppiedi per scaldarsi o per alimentare i loro semplici fornelli.
Altri ragazzetti girano vendendo l'acqua delle fonti sulfuree, di cui si fa gran consumo specialmente in primavera.
Altri ancora raggranellano qualche soldo comprando frutta, miele filato, ciambelle e dolciumi, che offrono e rivendono, piccoli mercanti improvvisati, ai loro coetanei, se non altro per averne gratis una parte.
Niente di più grazioso del vedere uno di questi piccini, munito d'un'asticella e d'un coltello per tutta bottega ed attrezzo, andarsene per via reggendo un'anguria o una mezza zucca arrostita; intorno a lui si raccoglie uno sciame di monelli, il bimbo posa a terra l'asticella e incomincia a tagliare il frutto in tanti pezzetti.
Gli aspiranti stanno a guardare con grande serietà se la porzione corrisponde alla loro monetina di rame, e il minuscolo trafficante, di fronte a quei famelici, bada altrettanto gelosamente di non rimetterci nemmeno un briciolo.
Sono certo che fermandomi più a lungo potrei raccogliere parecchi altri esempi di tale industriosità infantile.
Moltissimi sono coloro - parte di mezz'età, parte ancora ragazzi e per lo più vestiti poveramente - che trovano lavoro trasportando le immondizie fuori città a dorso d'asino.
Tutta la campagna che circonda Napoli è un solo giardino di ortaggi, ed è un godimento vedere le quantità incredibili di legumi che affluiscono nei giorni di mercato, e come gli uomini si dian da fare a riportare subito nei campi l'eccedenza respinta dai cuochi, accelerando in tal modo il circolo produttivo.
Lo spettacoloso consumo di verdura fa sì che gran parte dei rifiuti cittadini consista di torsoli e foglie di cavolfiori, broccoli, carciofi, verze, insalata e aglio; e sono rifiuti straordinariamente ricercati.
I due grossi canestri flessibili che gli asini portano appesi al dorso vengono non solo inzeppati fino all'orlo, ma su ciascuno d'essi viene eretto con perizia un cumulo imponente....
Per tutto il giorno un servo, un garzone, a volte il padrone stesso vanno e vengono senza tregua dalla città, che ad ogni ora costituisce una miniera preziosa.
E con quanta cura raccattano lo sterco dei cavalli e dei muli!
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A quanto mi hanno assicurato, se due o tre di questi uomini, di comune accordo, comprano e affittano da un medio possidente un palmo di terra in cui piantar cavoli, in breve tempo, lavorando sodo in quel clima propizio dove la vegetazione cresce inarrestabile, riescono a sviluppare considerevolmente la loro attività"

P.S. 
Camillo Benso conte di Cavour

"L’Italia del Settentrione è fatta, non vi sono più né Lombardi, né Piemontesi, né Toscani, né Romagnoli, noi siamo tutti italiani; ma vi sono ancora i Napoletani. Oh! vi è molta corruzione nel loro paese. Non è colpa loro, povera gente: sono stati così mal governati! E quel briccone di Ferdinando! No, no, un governo così corruttore non può essere più restaurato: la Provvidenza non lo permetterà. Bisogna moralizzare il paese, educar l’infanzia e la gioventù, crear sale d’asilo, collegi militari: ma non si pensi di cambiare i Napoletani ingiuriandoli. Essi mi domandano impieghi, croci, promozioni. Bisogna che lavorino, che siano onesti, ed io darò loro croci, promozioni, decorazioni; ma soprattutto non lasciar passargliene una: l’impiegato non deve nemmeno esser sospettato. Niente stato d’assedio, nessun mezzo da governo assoluto. Tutti son capaci di governare con lo stato d’assedio. Io li governerò con la libertà, e mostrerò ciò che possono fare di quel bel paese dieci anni di libertà. In venti anni saranno le provincie più ricche d’Italia. No, niente stato d’assedio: ve lo raccomando."
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